Nanni Moretti mette a dieta la Sacher: chiude la distribuzione

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Tira una brutta aria per il cinema d’autore in Italia. Il pubblico colto cittadino, quel cosiddetto zoccolo duro che per anni ha garantito incassi decenti ai film di qualità, si sta assottigliando paurosamente. Chiudono le sale dei centri storici, i cinquantenni vanno meno al cinema, spesso preferendo “piratare” film ritenuti interessanti ma non tanto da spendere 8 euro, solo i titoli considerati eventi sul piano mediatico sembrano funzionare, comunque all’interno di una nicchia sottratta agli incassi milionari. È il caso di “Vogliamo vivere” di Ernst Lubitsch, il film del 1942 rispedito in sala da Teodora in lingua originale con sottotitoli: 56 mila euro in tre giorni, con sole 15 schermi e una media a copia di 3.759 euro. Ma appunto un caso, più unico che raro.
L’ultima notizia, malinconica nella sua cruda essenzialità, riguarda la Sacher, gloriosa società di produzione e distribuzione fondata da Nanni Moretti e Angelo Barbagallo nel 1987 per rendersi indipendenti. Barbagallo oggi lavora in proprio con la BiBi Film sul versante della produzione; Moretti ha tirato avanti, legando la propria immagine, per alcuni versi carismatica, a quella celebre torta austriaca al cioccolato eletta a emblema della ditta accanto all’immancabile Vespa. Solo che la congiuntura s’è fatta cattiva anche per lui. Di qui la scelta dolorosa presa all’inizio di maggio: la Sacher sospende le acquisizioni di nuovi film da distribuire, pur continuando ad esistere per gestire la library e come società di produzione.
«Ormai la situazione del Paese è tale che una distribuzione come la nostra, da sempre orientata alla diffusione di film “art house” che la gente va sempre meno a vedere e che le tv non acquistano più, si ritrova a lavorare più per filantropia che altro» fanno sapere dalla Sacher. Era stato il blog di Robert Bernocchi ad anticipare la notizia, subito confermata dal daily “Cinematografo.it”.

Del resto, se la Sacher piange gli altri non ridono. La ben più strutturata Fandango di Domenico Procacci, società apertasi via ad attività editoriali, discografiche, televisive, ha dovuto recentemente chiedere la cassa integrazione per cinque dipendenti impegnati nel ramo distribuzione. Proprio Procacci ha spiegato così la decisione: «La Fandango continua la sua normale attività di produzione e manterrà una media di quattro-cinque film all’anno. Per la distribuzione la situazione è diversa. Trattiamo un prodotto, il cinema di qualità, che in questo momento attira poca attenzione. E comunque la situazione dell’esercizio e della distribuzione si è complicata. Speriamo che qualcosa cambi a livello macro».
Vedremo che cambierà, l’Italia è un Paese che ogni tanto riserva delle sorprese anche ai più scettici. Però appare sempre più difficile, pure sul piano della semplice promozione, proporre film considerati “d’arte”. Ne sanno qualcosa anche alla Bim, alla Lucky Red, alla Lady Film, alla Teodora, alla Good Films, alla Bolero Film, alla Notorious Pictures. Certo, l’attenzione dei critici conta, recensioni ampie e motivate su giornali a grande tiratura nazionale o a forte radicamento regionale possono aiutare, però tutto è aleatorio, spesso legato alla fortuna, a una scintilla che improvvisamente scocca nelle attese del pubblico più avvertito.

Così, in attesa che Nanni Moretti, attualmente alle prese con qualche problema di salute in via di soluzione, rimetta in moto la macchina del suo nuovo film, stavolta tutto incentrato su un personaggio femminile come ai tempi di “Bianca”, la Sacher rinuncia a distribuire titoli di qualità. A farne le spese, per prima, Alessandra Thiele, l’esperta poliglotta chiamata proprio da Moretti a coordinare gli acquisti e l’edizione dei film. «Ma quale fulmine a ciel sereno! Ci fermiamo, non abbiamo più acquistato nulla. Lo sto dicendo in giro da un mese, sono andata a Cannes solo per un atto di cortesia verso i nostri partner» confessa al “Secolo XIX” con una punta d’amarezza. Per lavorare con Moretti s’era trasferita a Roma da Vienna, ora dovrà cercarsi un nuovo impiego. Mica facile di questi tempi.
D’altro canto i numeri sono numeri. La Sacher è una società piccola, ridotta all’osso sul piano degli organici, solo quando c’è da mettere in cantiere un nuovo film di Moretti, di solito insieme a Fandango e Raicinema come per “Habemus Papam”, aumentano le presenze in sede. Ma proporre titoli di qualità, anche confidando sull’indiscutibile autorevolezza morettiana, è un altro paio di maniche.
Prendiamo gli ultimi film distribuiti dalla Sacher, quasi tutti belli se non bellissimi, in buona misura premiati al festival internazionali che contano. Il turco “Muffa” di Ali Aydin, un’opera prima straordinaria, ha incassato appena 45 mila euro, l’italiano “Su Re” di Giovanni Columbu 62 mila, i francesi “Erneste & Celestine” di Stéphane Aubier , “La guerra è dichiarata” di Valérie Donzelli e “Le nevi del Kilimangiaro” di Robert Guédiguian rispettivamente 181, 187 e 301 mila euro. Solo l’iraniano “Una separazione” di Ashgar Farhadi, premiato agli Oscar, ha superato la soglia dei 550 mila euro, insieme all’italiano “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani, Orso d’oro a Berlino 2012, arrivato a 760 mila, grazie anche al sostegno incondizionato di Moretti.
Ma sono incassi bassi, con i quali è arduo far quadrare i conti e contendere titoli di valore alla concorrenza. Chiosa Riccardo Tozzi, presidente dell’Anica e produttore in proprio con Cattleya: «È la perdita di una sigla storica e preziosa. E temo sia il segno di una crescente difficoltà della distribuzione indipendente italiana, frutto di un assetto su cui si dovrà intervenire prima che sia troppo tardi».

Michele Anselmi

Lascia un commento