Anche Star Trek si veste di (o)scuro

Ci risiamo. Negli ultimi anni sui supereroi è calata una patina dark che ne ha spesso riscritto le origini sul grande schermo, con il fine di avvicinarli allo spettatore e di renderli più umani. A poco a poco, questa tendenza a tingere di nero i personaggi più amati si è estesa anche ad altri franchise (basti pensare al recente 007- Skyfall) e Into Darkness – Star Trek – nelle sale da oggi – non fa eccezione: dopo il successo dell’acclamato reboot della saga targato Abrams e risalente a quattro anni fa, J.J. torna con un nuovo capitolo, in cui l’equipaggio dell’Enterprise sarà costretto ad affrontare un temibile e noto avversario. Accolto con gioia dai fan del primo film, il tentativo ha suscitato le riserve dei sostenitori della serie, che hanno trovato fuori luogo una simile riscrittura, sebbene la materia vi si prestasse e non poco: la sola presenza dello storico villain Khan basta ad incupire i toni più spensierati del primo film…

Ma concezione dark a parte, è a dir poco straordinario come il brand di una serie creata quarant’anni fa possa suscitare tutt’ora un simile interesse. La tipologia di fantascienza trattata è stata meglio contestualizzata da Abrams, che ha fatto del primo episodio un sapiente mix di vecchio e nuovo, un pastiche che svecchia completamente un prodotto che aveva iniziato a sapere di stantio. Ovviamente lo zoccolo duro dei fan non ha apprezzato il lavoro del creatore di Lost: in molti in tutto il mondo si sono lamentati delle modifiche inaccettabili riportate su alcuni personaggi e in particolare del rapporto tra Uhura e Spock, trattato in maniera forse troppo superficiale. Ma l’idea era proprio quella di riscrivere le origini dei caratteri più riconoscibili della serie classica, per avvicinare alla saga quelli che per decenni vi avevano guardato con sospetto: insomma, Abrams ha cercato di ringiovanire un mondo, rendendolo più fruibile ad una generazione che ha totalmente cambiato il modo di approcciarsi ad un genere, quello fantascientifico, che nel corso degli anni è mutato in maniera progressiva.

Lo stesso regista ha voluto puntare non tanto su attori particolarmente noti, ma su qualcuno che potesse incarnare una versione più giovane e rampante di Spock, Kirk e soci: azzeccata la scelta di Zachary Quinto (che all’epoca era noto principalmente per la serie tv Heroes), qui uno Spock all’altezza del predecessore Leonard Nimoy e sicuramente adatto per incarnare un’evoluzione al passo con i tempi, forte di un’inespressività calcolata; non meno adeguato è Chris Pine, che interpreta un irruento e giovane capitano Kirk, completamente calato nella parte. Per questo nuovo capitolo l’interpretazione più attesa è sicuramente quella dell’istrionico Benedict Cumberbatch, direttamente dal set della visionaria serie britannica Sherlock, chiamato ad interpretare un Khan agli inizi, folle e rabbioso e, a detta dello stesso Abrams, “totalmente fuori controllo”. Ottima la scelta di non svelare subito l’identità del personaggio, fattore che ha portato i fan addirittura a scommettere se si trattasse dello storico villain della serie, oppure se fosse un nemico inedito. Insomma, non vi resta che verificare di persona se Star Trek sia in grado di indossare con eleganza l’abito (o)scuro.

Victor Laszlo

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