La doppietta di Mastandrea, l’equilibrista del cinema

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Non era mai successo, nel corso delle 57 edizioni dei David di Donatello, che un interprete si aggiudicasse contemporaneamente le statuette per la migliore prova da attore protagonista e non protagonista. La “doppietta” perfetta è riuscita a Valerio Mastandrea: con “Gli equilibristi” di Ivano Di Matteo e “Viva la libertà” di Roberto Andò. Romano e romanista doc, 41 anni, Mastandrea è uno di quei talenti naturali che arricchiscono il cinema italiano. Emozionato ma neanche tanto in tv durante l’interminabile diretta su Raiuno dagli ascolti disastrosi, appena il 10,25 per cento di share, Mastandrea è già tornato sul set di “La regina della neve”, la commedia di Carlo Mazzacurati che lo vede in coppia con Isabella Ragonese.

«È un lavoro che ha bisogno di continuità, non solo per una questione pratica, economica. Quando ci si ferma per troppo tempo, il rischio è di perdersi, di non azzeccare più il tono giusto» teorizza. Lui che è nato il 14 febbraio del 1972, giorno di San Valentino, si diverte a non mostrarsi sentimentale in pubblico, anche se è felicemente sposato con l’autrice televisiva Valentina Avenia e padre del piccolo Giordano, al quale ha dedicato una poesia dialettale sul pallone. Titolo: “L’antiromanismo spiegato a mio figlio”.
Nelle interviste gli piace ripetere: «Sto in equilibrio precario fra l’uomo di una volta, bello granitico nelle sue sicurezze che, a dirla tutta, un po’ di nostalgia me la fa, e la complessità del mondo di oggi. Me ne accorgo, eccome, che il ruolo sta cambiando, e in maniera dolorosa, per gli uomini che non stanno dietro alla velocità della trasformazione». Un po’ è così. Politicamente vicino a Nichi Vendola e sempre in prima linea se c’è da mobilitarsi, l’attore ama prendersi in giro con temperata ironia sui temi del divismo. «Io sex-symbol? Ma non scherziamo. Se avessi lavorato in un’edicola invece di fare il cinema, nessuno me l’avrebbe mai detto. Ho il tronco corto, le gambe lunghe, e sono anche molto peloso» ha ironizzato in tv. Aggiungendo: «I capelli diminuiscono in testa e crescono sul petto. Un giorno si potrebbero portare su…».

Tra alti e bassi, forte della popolarità che gli regalò nei primi anni Novanta il “Maurizio Costanzo Show”, Mastandrea ha sempre lavorato al cinema. Pensate: 56 film tra il 1994 e oggi, dal primo “Ladri di cinema” del povero Piero Natoli a “Viva la libertà” che gli ha già regalato due premi, il Ciak d’oro e adesso il David. Solo negli ultimi tre anni ha girato dieci film, molti in ruoli impegnativi, anche sul piano della mutazione fisica: intossicato prof. livornese in “La prima cosa bella” di Paolo Virzì, poliziotto razzista in “Cose dell’altro mondo” di Francesco Patierno, commissario Luigi Calabresi in “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana, piastrellista proletario in “Padroni di casa” di Edoardo Gabbriellini, solo per dirne alcuni.

Adatto sia in parti da “buono” sia in parti da “cattivo”, l’attore ha saputo sottrarsi a un certo cliché romanesco che rischiava di ingabbiarlo, anche sul piano espressivo/antropologico. La doppia affermazione ai David conferma questa duttilità acquisita con l’esperienza sul set e in teatro con “Rugantino”. In “Gli equilibristi” è Giulio, impiegato comunale che precipita nella miseria più fonda in seguito a una separazione matrimoniale. «I poveri ci sono sempre stati, adesso magari sono di più, perché si ritrova povero chi non avrebbe mai pensato di diventarlo. L’unica novità è che ogni aspetto della vita sociale è pronto a darti una mazzata decisiva» dice del personaggio ritagliato dalla realtà della Caritas. In “Viva la libertà”, invece, è Andrea Bottini, l’eminenza grigia del Partito, il lucido “consigliori” del segretario alle prese con il crollo dei consensi. «Bottini l’ho capito al volo. Svolge un lavoro di filtro e strategia, ma sarà costretto via via a spogliarsi di una serie di certezze che s’era illuso di poter costruire» avverte Mastandrea.
In attesa di vederlo nei panni del giornalista Tiziano Terzani, se mai si farà “Un indovino mi disse” di Mario Zanot, l’attore sceglie con cura i progetti ai quali partecipare. Adesso, appunto, sta finendo “La regina della neve” dalle parti del Veneto, poi chissà. Del resto, Mastandrea ama anche prendere i treni al volo: per “La prima cosa bella” fu chiamato all’ultimo momento, al posto di Kim Rossi Stuart, e si buttò a capofitto nello studio della cadenza livornese benché in città lo prendessero per pisano.

«Valerio è un ottimo attore e anche un bravo ragazzo» dice di lui Carlo Verdone. Mentre Roberto Andò scandisce al “Secolo XIX”: «Valerio è arrivato al vertice della propria maturità artistica e riceve un doppio premio che ne certifica la grazia versatile, l’understatement geniale. Un grande talento. Il riconoscimento autentica un cambio generazionale che lo vede protagonista assoluto». Accidenti!

Michele Anselmi

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