Tra morale e purezza. L’omaggio della Cineteca Nazionale a Damiano Damiani

Al Cinema Trevi di Roma, da oggi fino a domenica 23, si terrà l’omaggio della Cineteca Nazionale a Damiano Damiani.

Dal sito della Fondazione CSC: Si spegneva il 7 marzo all’età di 91 anni a Roma il grande regista e sceneggiatore Damiano Damiani, uno dei protagonisti del cinema italiano degli anni Sessanta e Settanta. Prendiamo a prestito alcuni frammenti della prefazione del bel volume di Alberto Pezzotta Regia Damiano Damiani (Centro Espressioni Cinematografiche, Cinemazero, La Cineteca del Friuli, Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, 2004) utili a delineare un profilo non banale del cineasta: «Regista di fatti, solido narratore: “il più americano” dei registi italiani, un po’ per le ascendenze da lui stesso dichiarate, un po’ secondo un’etichetta critica che per anni verrà declinata con diverse sfumature, a volte sottilmente limitative: il narratore di storie, artigiano ma non artista. Regista amato da molti critici francesi, che di fronte a film come Confessioni di un Commissario di Polizia al Procuratore della Repubblica e L’istruttoria è chiusa: dimentichi, conoscono un “cinema politico, maggiorenne e vaccinato”, tanto più audace del loro cinema “sinistro e lugubre”. Senza dimenticare che il nome di Damiani, nel 1971, significa anche successo, investimento sicuro per i produttori, garanzia di spettacolo per il pubblico. Confessioni di un Commissario di Polizia incassa due miliardi di allora, ed è dodicesimo in una classifica di film italiani dominata da Continuavano a chiamarlo Trinità e Il Decameron. “Sei il solo dei registi impegnati che io ammiro sinceramente” gli scriveva Ennio Flaiano in quegli anni. “E sai perché? Per il tuo stile ‘naturale’, ‘scritto male apposta’, per il tuo rifuggire da tutte le leziosaggini e dall’ornato, dal male di tutti i nostri registi”. “Sei un amaro moralista assetato di vecchia purezza”, gli scriveva Pier Paolo Pasolini nel 1968. Testimonianze che piace riportare non solo e non tanto per esibire un’investitura prestigiosa, ma per dare un’idea della stima di cui godeva Damiani in quegli anni tra i più belli e vivaci della storia del nostro cinema. Per tutti gli anni Settanta Damiani è un regista di punta accanto a Petri e Rosi: quando si tratta di discutere della posizione del cinema italiano civile dopo l’omicidio di Moro, sono loro tre che interpella L’Espresso. Molto contava, certamente, l’opera di Damiani all’interno dell’ANAC, le ripetute battaglie contro la censura, a partire da quella in occasione della legge Corona, nel 1965: tutte cose di cui oggi si è persa la memoria. […] Al di là delle incognite e delle oscillazioni del gusto, la posizione di Damiani nella storia del cinema italiano è salda e incontestabile. Micciché […] lo inserisce […] a fianco di Bolognini, Comencini, Lattuada, Lizzani […]. Per Brunetta, […] Damiani è uno degli “eredi legittimi” dei padri fondatori: meno caratterizzato di Bellocchio e dei fratelli Taviani, ma pur sempre in compagnia di Maselli, Montaldo, Petri, Pontecorvo, Rosi. […] Più di altri registi, tuttavia, Damiani ha patito una sorta di isolamento. Con la critica il rapporto è stato difficile, spesso diffidente, inficiato dall’applicazione pigra di etichette cristallizzatesi da decenni. E anche se non sono mancati apprezzamenti puntuali e prestigiosi […], si è trattato di una relazione mai data per scontata, ridefinita a ogni singola opera, e comunque incapace di creare quella museificazione in vita che è arrisa (si fa per dire) ad altri suoi colleghi. E soprattutto, sono mancati gli strumenti di analisi adatti a cogliere l’originalità e l’importanza di un cinema fatto sulla realtà, un cinema popolare e civile, che scivola tra le rassicuranti aspirazioni all’arte e i cedimenti alle pratiche basse, diventati oggi altrettanto suggestivi».

Questi i film in programma:

martedì 18
ore 17.00
Il rossetto (1960)

ore 19.00
L’isola di Arturo (1962)

ore 21.00
La rimpatriata (1963)

mercoledì 19
ore 17.00
La noia (1963)

ore 19.00
Il giorno della civetta (1968)

ore 21.00
L’istruttoria è chiusa: dimentichi (1971)

giovedì 20
ore 17.00
Il sorriso del grande tentatore (1974)

ore 19.00
Un uomo in ginocchio (1979)

venerdì 21
ore 17.00
Io ho paura (1977)

ore 19.15
L’avvertimento (1980)

sabato 22
ore 17.00
Un genio, due compari, un pollo (1975)

ore 19.15
L’inchiesta (1986)

ore 21.15
Gioco al massacro (1989)

domenica 23
ore 17.00
Il sole buio (1990)

ore 19.00
L’angelo con la pistola (1992)

ore 21.15
Assassini dei giorni di festa (2002)

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