L’uomo d’acciaio. Un supereroe molto umano

Nelle nostre sale da domani e già record di incassi negli USA, L’uomo d’acciaio torna sul grande schermo per stupirci ancora con i suoi poteri soprannaturali. Il celebre personaggio nasce come fumetto nel 1932 dalla penna di Jerry Siegel e Joe Shuster che rielaborarono il concetto del “mondo alieno” con quello del “Super Uomo”. Il successo fu immediato e Superman diventò presto un fenomeno culturale, protagonista di film, programmi radiofonici, libri, telefilm, videogames. Proveniente da Krypton e spedito sulla Terra in fasce prima dell’esplosione del pianeta, Kal-El viene ritrovato in una navicella spaziale da Jonathan (Kevin Costner) e Martha Kent (Diane Lane), che lo adotteranno diventando così i suoi genitori. Presto, però, Clark dovrà fare i conti con la sua natura straordinaria, i poteri resi ancora più intensi dai raggi del Sole e una sviluppata coscienza sociale che lo porteranno a un primo conflitto interiore tra l’istinto di mettersi al servizio del prossimo e l’esigenza di rimanere nell’ombra in modo che il suo segreto non venga allo scoperto.

La storia di Clark Kent/Kal-El (Henry Cavill) la conosciamo tutti, ma è solo in questa versione che emergono aspetti più dettagliati della sua vita prima dell’arrivo sulla Terra. Infatti, se da un lato Zack Snyder intende approfondire la realtà di Krypton inscenando un colpo di stato, dall’altro è il personaggio di Clark Kent che subisce la maggiore metamorfosi, messo a confronto sia con la sua emotività che con il suo passato, soprattutto nel rapporto con il padre naturale Kal-El (Russel Crowe). L’uomo d’acciaio è oggi più vicino agli esseri umani di quanto non lo sia mai stato, sia nella sua storia d’amore con Lois Lane (Amy Adams) qui agli albori, che nella solitudine in cui è costretto a vivere, capace di renderlo un personaggio più realistico nel quale sia possibile identificarsi.

E’ al fine di ottenere il massimo realismo che il regista ha deciso di girare in 2D per poi convertire il film in post-produzione, ed è per la stessa ragione che il nuovo Superman è ossessionato dalle scelte: non ultima quella di stare da un parte o dall’altra della barricata. Le scelte, fondamentali in una sceneggiatura perché possa essere ritenuta interessante, qui affollano la vicenda, la inondano di bivi e, di conseguenza, la rendono un po’ monotona. Sembra quasi di essere nella storia infinita, ma allo stesso tempo un po’ scontata, tanto che, a un certo punto, lo spettatore rischia di annoiarsi. Detto questo, L’uomo d’acciaio è comunque un film che vale la pena vedere, non tanto per gli effetti speciali e neanche per la sceneggiatura sorprendente, ma perché si tratta di una vecchio must reinventato e approcciato secondo un punto di vista nuovo e originale.

Stefania Scianni

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