“Passioni e desideri”, il girotondo del sesso secondo Meirelles

L’angolo di Michele Anselmi | Per “Cinemonitor”

Tra i fondi di magazzino che l’estate cinematografica recupera dai cassetti c’è anche “Passioni e desideri” del brasiliano Fernando Meirelles, quello di “City of God” e “The Costant Gardener”. Uscito nel 2011, stroncato praticamente da tutti, specie al festival di Londra, negli Usa ha incassato appena 99 mila dollari, forse perché considerato d’autore, quindi da distribuire in pochissime copie, un po’ come il nostro “This Must Be the Place”. Pare che lo sceneggiatore Peter Morgan, al quale si devono i notevoli “Frost-Nixon” e “The Queen”, sia rimasto così turbato dalle recensioni negative da smettere per qualche tempo di scrivere copioni. Sarà così? In Italia si portano sullo schermo storie ben peggiori.

Tuttavia è vero: “Passioni e desideri”, il cui titolo originale suona “360”, a suggerirci che si guarda a tutto campo, in una chiave universale e geograficamente complessa che parte dalla crisi finanziaria del 2008, è uno di quei film che arrivano fuori tempo massimo. Finita al cinema la moda degli intrecci corali, tra “America oggi” e “Magnolia”, passando per “Babel” e “Hereafter” senza dimenticare l’italiano “L’aria serena dell’Ovest”, che fu uno dei primi; film nei quali i personaggi più diversi, per classe, cultura e sensibilità, si sfiorano, passando l’uno il testimone all’altro, in un gioco di coincidenze combinate, secondo l’assunto che il Caso riesce a mettere ordine dove ordine non esiste.

Collage, affresco, caleidoscopio, fate voi: qui lo spunto è fornito, un po’ alla lontana, dal classico “Girotondo” di Arthur Schnitzler, scritto 112 anni fa, già portato sullo schermo varie volte aggiornando ambientazioni e situazioni.

Leggiamo da Wikipedia: «Il testo teatrale del drammaturgo viennese è un’impietosa critica all’impossibilità umana di amare, o meglio alle difficoltà che un amore puro implica nel realizzarsi; i contatti umani sono ridotti a mero comportamento sessuale, furia degli istinti e degli intenti; e l’atto sessuale che conclude ogni quadro è preceduto da un corteggiamento, una sorta di rito o danza dell’accoppiamento».

Non vanno esattamente così le cose in “Passioni e desideri”, anche se – non a caso – si comincia proprio da Vienna, con la prima delle cinque storie a sfondo sessuale destinate a intrecciarsi. La disinibita e piuttosto sexy Mirka, slovacca di Bratislava, si fa fotografare nuda da un fotografo-lenone che gestisce un giro di escort per manager di passaggio in città. Accompagnata dalla sorella Anna, che legge “Anna Karenina”, la ragazza ottiene il primo appuntamento con l’inglese Michael Daly, un abile venditore di auto in fregola, benché sposato con l’affascinante Rose, che a sua volta lo tradisce a Londra col virile fotografo brasiliano Rui. Il quale è stato appena scoperto, dopo vari appostamenti, dalla fidanzata Laura, che offesa nell’onore parte per Rio con un aereo sul quale incontra l’inglese John, un maturo ex alcolizzato chiamato a Phoenix per riconoscere il cadavere della figlia scomparsa da anni. Naturalmente Laura si fa rimorchiare all’aeroporto di Denver, mentre fuori nevica, un po’ per dimenticare un po’ per piacere; non sapendo che l’uomo, il giovane, tatuato e parecchio instabile Tyler, è stato appena scarcerato dopo una condanna per stupro. C’è da temere il peggio.

E intanto John incontra a Phoenix l’infermiera russa Valentina, elegante e gentile, con basco rosso e minigonna: lei vive a Parigi, non insensibile alla corte del suo capo, un tenero dentista algerino di fede musulmana al quale l’imam raccomanda di non corteggiare una donna maritata. Però Valentina è sposata, infelicemente, con l’autista-tuttofare Sergei, alle dipendenze di un arrogante boss della mafia russa con valigetta piena di euro. Tutto riporta a Vienna, dove il criminale russo sta per spupazzarsi in albergo Mirka, ormai diventata espertissima, mentre la sorella Anna aspetta fuori dell’hotel, proprio dove ha parcheggiato Sergei…

Diciamo la verità: in questi film può succedere di tutto, nel senso che lo sceneggiatore è il dominus assoluto, una specie di Dio che incrocia i destini, scompone la realtà, fa sfiorare quel tanto che serve i personaggi, perché accada loro il peggio o il meglio. “Passioni e desideri” non sfugge al rischio insito nel “genere”: far succedere esattamente quanto serve sul piano delle attese, delle sorprese e della suspense.

Tuttavia, una volta entrati nel “girotondo” apparecchiato con abile mestiere da Meirelles, il film prende: i 110 minuti passano velocemente, l’artificiosità evidente degli eventi viene redenta da uno sguardo compassionevole, non sempre prevedibile, sui protagonisti della vicenda corale. D’accordo, certe battute suonano sentenziose o banali, per la serie «Si vive una volta sola: quante possibilità abbiamo?» oppure «Credetemi, è un mistero la vita». Però la frase che incornicia e riassume il senso del film è ben scelta. Eccola: «Dice il saggio: se sulla strada incontri un bivio, prendilo». Sembra un paradosso, ma forse non è così.

Ricco il cast all star, dove spiccano Anthony Hopkins (John), Jude Law (Daly), Rachel Weisz (Rose), Ben Foster (Tyler), Jamel Dabbouze (il dentista), Lucia Siposova (Mirka), Danica Jurkova (Alina), Maria Flor (Laura), Dinara Drukova (Valentina), Vladimir Vdovichenkov (Sergei), Gabriela Marcinkova (Anna). Tutti bravi, intonati al progetto. Peccato che l’edizione italiana, distribuita dalla Bim, elimini il gioco essenziale delle lingue, ben sette nella versione originale, facendo parlare tutti in italiano. Doppiaggio accurato, ma col dvd andrà meglio.

Michele Anselmi

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