Cinecomic. Carta e celluloide, un’attrazione fatale

Sembra ieri quando torme di appassionati, o anche solo di semplici curiosi, invadevano le sale per vedere sul grande schermo il film che avrebbe sdoganato un genere. Ovviamente ci riferiamo al primo Spider-Man di Sam Raimi, che pur con i suoi limiti ha riaperto le porte al filone cinematografico del cinecomic. Con questo termine ormai si tendono a definire le sole pellicole tratte da fumetti dedicati ai supereroi, ma in realtà possiamo far risalire a questa definizione tutti i titoli che si rifanno a fumetti occidentali di qualunque tipo, anche e soprattutto graphic novel.

Sebbene il citato lavoro di Raimi abbia avuto un ruolo centrale nella nuova ondata del genere, i cinecomic sono parte integrante del panorama cinematografico da decenni, anche se in passato gli esiti erano stati per lo più disastrosi. Basti pensare alle pellicole dedicate all’Uomo Ragno risalenti agli anni ’70, ai due film su Capitan America (uno del ’79 e l’altro del ’90) o ai decisamente più riusciti Batman di Tim Burton e al primo Superman diretto da Richard Donner, con relativi seguiti. Ma il primo vero cinecomic in grado di vantare effetti speciali più adatti a trasporre le gesta dei protagonisti di tanti fumetti leggendari sullo schermo è stato X-Men di Bryan Singer, avvio di una trilogia che si piazza ai primi posti tra le migliori opere del genere. Quella particolare pellicola non divenne un caso mediatico, ma la buona accoglienza da parte del pubblicò incoraggiò le grandi produzioni a cavalcare l’onda, e nel giro di pochi anni gli schermi furono invasi da supereroi in calzamaglia e non solo da loro: ben presto approdarono al cinema anche le graphic novel più amate, come Sin City, 300 e addirittura una travisatissima trasposizione delle storie di The Spirit, personaggio nato dalla china del grande Will Eisner, a pieno diritto padre del graphic novel.

Ma rimanendo nel puro ambito dei supereroi, che oggi continua ad impazzare, nel corso degli anni il mondo Marvel (e, a poco a poco, anche quello DC) si è sviluppato sulla celluloide andando a creare un vero e proprio universo parallelo rispetto a quello cartaceo, con nuove origini e differenti storylines che permettono ai fan di avere soddisfatta la loro brama di vedere i propri beniamini prendere vita e ai non fan di fruire la storia di un dato personaggio senza la necessità di recuperare decenni di albi arretrati.

La domanda più naturale che ci si pone è: perché proprio i supereroi? Ma soprattutto: perché proprio adesso? Al primo quesito è semplice rispondere: i supereroi per loro natura soddisfano tutti i requisiti necessari che un film di oggi deve avere per incassare grandi cifre e offrono la possibilità di inserire spettacolarità e morali classiche, avendo sempre rappresentato un simbolo per diverse generazioni. Mentre la seconda domanda trova risposta nelle tecnologie all’avanguardia che nel corso degli anni l’industria cinematografica ha sviluppato: la crescente CGI e il motion capture hanno reso possibile dare corpo ai personaggi più complessi visivamente, senza che risultassero ridicoli e garantendo un maggiore realismo.

Ma un’altra motivazione è sicuramente la crisi di idee che Hollywood attraversa ormai da molto tempo: le opere cartacee, che siano libri o fumetti, offrono la possibilità di sfornare titoli di successo semplicemente rimaneggiando storie già scritte e che portano con sé milioni di fan pronti a pagare per un biglietto in sala. Aggiungiamo la tendenza sempre più travolgente a riproporre personaggi già noti in una nuova chiave più dark e realistica ed ecco che il già sfruttato filone dei cinecomic trova un nuovo punto di partenza. E’ in film come L’Uomo d’acciaio oppure la trilogia nolaniana di Batman che il pubblico cerca nuovi eroi in cui identificarsi, lontani da quelli colorati e meno problematici degli anni passati. Una cosa è certa: i fumetti al cinema hanno ancora parecchio da dire, pur avendo già detto tutto.

Mattia Ferrari

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