To the Wonder: ma quando inizia il film?

L’angolo di Michele Anselmi | Per Cinemonitor

Domenica 9 giugno “The Tree of Life” di Terrence Malick è passato in prima serata su Raitre, totalizzando uno share del 5,19 per cento, pari circa a 1 milione e 215 mila spettatori. Per certi versi un miracolo, considerando il film, a seconda dei gusti “un capolavoro” o “una bufala”, di sicuro una visione impegnativa, per usare un eufemismo.

La proiezione televisiva ha fatto da traino all’uscita in sala al film successivo del mitico regista, quel “To the Wonder” (che ci sarebbe di male a tradurre i titoli?) sempre distribuito da Raicinema. Un altro capolavoro annunciato, ma stavolta anche gli estimatori più accaniti hanno storto un po’, appena un po’, il naso. Perché “il genio” di Waco, Texas, classe 1943, il regista che non si fa fotografare mai, pare sia indiscutibile da sempre, anche se il suo film più bello resta il primo, cioè “La rabbia giovane” realizzato nel 1973 con pochi soldi e tante idee, utilizzando due attori all’epoca sconosciuti Martin Sheen e Sissy Spacek.

Confesso di non aver rivisto “To the Wonder”, m’è bastata la prima volta alla Mostra di Venezia 2012. Uscendo dall’opus n. 6 del cine-para-guru, dedicata stavolta alla capacità di meravigliarsi, mi sfuggì una battuta poi ripresa da alcuni colleghi: «Ho impiegato la prima mezz’ora aspettando che cominciasse il film e la restante ora e mezza aspettando che finisse». In effetti, il film non si distacca granché dal precedente “The Tree of Life”, riprendendone addirittura alcune immagini.

Il regista, circonfuso da un’aura di mistero e venerato dai cinefili, neanche quella volta s’è materializzato al Lido, nonostante alcune spiritosaggini sul tema twittate dall’amministratore delegato di Raicinema, Paolo Del Brocco. Non si fecero vedere neanche Ben Affleck, Rachel McAdams e Javier Bardem se è per questo, sicché la scena fu occupata interamente dalla coprotagonista Olga Kurylenko e dalla nostra Romina Mondello, che appare in una sequenza degna di Gigi Marzullo. Laddove sentenzia in italiano, per le strade di Bartlesville, Oklahoma, frasi del tipo: «La vita è un sogno e un sogno non puoi sbagliarlo». Oppure: «Io sono l’esperimento di me stessa, voglio qualcuno che mi sorprenda».

Che dire? Ormai si passa da sempliciotti a dirsi annoiati di fronte alle cine-partiture del divino Malick. In un tripudio di musiche solenni, da Berlioz a Wagner, da Respighi a Dvorak, il cineasta americano che legge il “De Rerum Natura” di Lucrezio ha messo a punto uno stile certamente personale, per la serie “prendere o lasciare”. Solo che davvero, per dirla col sarcastico Marco Giusti, «rischia di diventare l’Alberoni dei festival», e chissà come si sentirà onorato Federico Moccia vedendo quel lucchetto dell’amore che luccica su un ponte di Parigi, sigillato dai due innamorati Neil e Marina, ovvero Affleck e Kurylenko.

Amore e fede intrecciati in una sorta di nuova cosmogonia, tutta acque limpide o putride, maree attorno a Mont St. Michel, sassi e alberi, dita delle mani alzate verso il sole del tramonto, tartarughe e bisonti. Immagini anche di intensa bellezza, ma, appunto, ti chiedi quando finirà il flusso di coscienza e la meraviglia cederà spazio al film. Intanto, mentre i personaggi affidano il proprio vissuto a frasi sentenziose/poetizzanti in chiave di voce narrante, gli eventi sono descritti per frammenti, senza dialoghi, evocativi della caducità dell’amore o della ricerca della fede.

La storia? Lo scrittore americano Neil ama la ballerina ucraina Marina, conosciuta a Parigi, e insieme, con la piccola figlia di lei, si trasferiscono a Bartlesville. Lei volteggia sempre leggiadra sulle “ballerine”, lui presto diventa anaffettivo. Marina, avendo il visto scaduto, torna in Francia e Neil rivede l’antica fiamma Jane, una bella e bionda mandriana. Poi però Marina ritorna e Jane viene mollata. Si sposeranno, ma quanto durerà? Nel frattempo Padre Quintana, un prete in crisi di vocazione che aiuta i derelitti, gira come un’anima in pena per la città implorando: «Dio, mostraci dove cercarti».

Detta così suona ridicolo, ma il film, in effetti, è abbastanza ridicolo. Tuttavia si griderà di nuovo al capolavoro e noi, mentre Malick sta già lavorando ad altri due film, faremo la figura degli insensibili zoticoni. Pazienza.

Per la cronaca, il regista colto che traspira filosofia da tutti i pori durante la pre-produzione ha chiesto all’entusiasta Olga Kurylenko e allo smarrito Ben Affleck di leggere “Anna Karenina”, “L’idiota” e “I fratelli Karamazov”. Non si capisce bene perché, dopo aver visto il film.

Michele Anselmi

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