Blood. Luci e ombre di una famiglia dalla parte della legge

In una tranquilla cittadina inglese viene ritrovato il corpo senza vita di una dodicenne. Le indagini preliminari, affidate a Joe (Paul Bettany) e Chrissie Fairburn (Stephen Graham), conducono a Jason Buliegh, già arrestato sei anni prima per molestie. Le prove a suo carico però non sono schiaccianti e l’indiziato viene rilasciato. Ma i due fratelli non si rassegnano. Strane reminiscenze affiorano nei sentimenti di Joe, capaci di riportarlo al caso di una ragazza assassinata dal suo stupratore dopo essere stato rilasciato. Presto i ricordi lo spingono in una voragine di ossessioni, trascinando con sé anche il fratello, assoggettato a lui da sempre. Il senso di giustizia prende il sopravvento sulle loro coscienze, così il labile confine tra bene e male inizia a perdere di spessore.

Uno scenario originale fa da cornice a questo affascinante thriller diretto da Nick Murphy, che ha scelto i luoghi della sua infanzia come set. Il valore aggiunto del titolo, infatti, è racchiuso nell’ambientazione grigia e uggiosa dell’isola Hilbre, situata tra il Galles e il Wirral; in particolare, i giochi di luce e ombra rendono la fotografia parte integrante della storia nutrendola di pathos. La sceneggiatura nasce da l’intuizione di Bill Gallagher e della produttrice Nicola Shindler che, ispirati dalla serie TV Conviction (trasmessa nel 2006), hanno voluto riproporne la trama in un lungometraggio. L’intento era quello di esplorare il crimine nel mondo della polizia senza soffermarsi sulla criminalità in sé, ma sul senso di colpa e sui risvolti psicologici. Come sostenuto da Murphy: “E’ l’impatto psicologico piuttosto che l’indagine in sé ad essere interessante.

L’elemento di congiunzione di tutto il film è costituito dalle dinamiche relazionali tra i due fratelli, molto diversi l’uno dall’altro eppure, allo stesso tempo, uniti. Un rapporto complesso, presentato in tutte le sue possibili sfaccettature, anche coinvolgendo la figura del padre, ex capo del dipartimento, ormai colpito da demenza, ma un tempo severamente austero e per questo temuto da tutti, figli compresi. Non a torto, paragonato dall’Hollywood Reporter a Mystic River, Blood è un’opera coinvolgente perché in grado di mostrare il rovescio della medaglia, l’altra parte della barricata: la facilità con cui da paladini della giustizia si può diventare aguzzini.

Stefania Scianni

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