Tra cinque minuti in scena. Il sipario si apre sul documentario

Tra cinque minuti in scena, opera prima di Laura Chiassone, raccoglie diverse esperienze artistiche della regista, che mette sul set un gioco alternato di linguaggi: dalla regia al teatro, dal documentario al cinema. Composto da un cast di attori teatrali, il film è una delicata storia d’amore e di conflitti interiori tra madre e figlia in quel periodo della vita in cui i ruoli si invertono per cui la figlia diviene mamma nell’accudire l’anziana donna. Non più autonoma e dal temperamento artistico forte, quest’ultima termina il suo viaggio nelle cure amorevoli di una figlia divisa tra il dolore e l’amore per il teatro. Benché la trasfigurazione teatrale del film risulti, a volte, poco incalzante, il tema non può lasciare indifferenti, anzi: lo spettatore, infatti, è messo di fronte alla visione di scene crude e imbarazzanti della quotidianità dell’anziana.

Intersecare cinema e teatro fa parte da sempre della storia del cinema, come fossero due linee che coesistono interagendo tra loro in termini di prestiti, citazioni, sovrapposizioni, inclusioni. In Tra cinque minuti in scena non si assiste semplicemente a inserimenti teatrali, bensì, è la realtà ripresa, vale a dire, è il documentario a viaggiare parallelamente ad una visione virtuale, una fiction in cui la stessa trama (reale) si interseca attraverso tre strumenti del cinema: il documentario, il teatro, il film. La realtà recita se stessa, focalizza e mette in risalto quelle caratteristiche dei personaggi che, dalla vita, finiscono nella finzione. Si traccia, così, quella sottile linea di distacco percepita dallo spettatore immerso nella distanza narrativa, tra ciò che è il vissuto e ciò che vorremmo far vedere della nostra esperienza intima. 

Patrizia Miglietta

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