Non solo serie tv: Barbareschi “miracolato” anche al cinema

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Stiamo ai fatti, non alle congetture. L’ex deputato Luca Barbareschi smentisce fieramente di essere stato «comprato» da Berlusconi per tenere in piedi il governo di centrodestra dopo il cruciale voto di fiducia del 14 dicembre 2010. Il Cavaliere, nel maggio 2011, avrebbe sospirato a Umberto Bossi, durante una cena: «Non sai quanto mi fanno penare questi qui, richieste su richieste, anche impossibili. Ti faccio un esempio: Barbareschi mi è costato tre fiction». L’attore-regista 57enne, con una vivace intervista al “Corriere della Sera” e una successiva replica, nega tutto. Nella sua maniera colorita e “maschia”, pure minacciando sganassoni al giornalista Fabrizio Roncone, sostiene infatti che la politica l’ha solo danneggiato, che lasciò Futuro e Libertà perché Fini «è un cialtrone, un magliaro», che nel 2012, facendo il deputato, ha guadagnato “solo” 200 mila euro mentre prima arrivava anche a un milione e mezzo all’anno, soprattutto che è dovuto andarsene a trovare lavoro in Cina.

A Shanghai, effettivamente, ha girato l’anno scorso “Something Good”, liberamente tratto dal romanzo di Massimo Carlotto e Francesco Abate “Mi fido di te” (Einaudi 2007). È il suo terzo film da regista, dopo “Ardena” del 1997 e “Il trasformista” del 2002, il primo girato tutto in inglese. Uscirà il 7 novembre o giù di lì. Forse ci sarà un’anteprima “mondiale” al Festival di Roma, forse no. Venerdì 28 giugno il primo trailer di Something Good” è stato presentato all’auditorium dell’Ara Pacis di Roma, dove l’amministratore delegato di Raicinema, Paolo Del Brocco, illustrava il listino 2013-2014. Nel gruppo, tra nomi del calibro di Amelio, Ozpetek, Luchetti, Mazzacurati, Howard, Scorsese e Polanski, anche lui, Barbareschi, con questo thriller-poliziesco sui tema della contraffazione alimentare interpretato accanto alla cinese Zhang Jingchu.

Latte adulterato destinato all’Africa, affari miliardari, criminalità organizzata, sparatorie e inseguimenti, un bambino morto per cibi avariati, una madre decisa a fare pulizia, una storia d’amore inattesa, anche una vicenda di redenzione morale, essendo il protagonista Matteo un cinico imprenditore italiano specializzatosi in smercio di sostanze alimentari modificate.
“Something Good” sfodera le stimmate della produzione internazionale e certamente veicola una buona causa, poco frequentata al cinema. Barbareschi crede molto nella forza civile della storia, al punto di scrivere presentando il progetto: «Lo scopo è raccontare in maniera fantasiosa ma plausibile quello che avviene dietro le quinte della grande e media distribuzione del settore alimentare». Un po’ meno, si direbbe, ci crede Raicinema, la quale però ha investito sul film 2 milioni e mezzo di euro, ripartiti così: 1 milione e 550 mila per l’acquisto dei diritti televisivi, 260 mila per diritti di sfruttamento su altre piattaforme tra le quali Sky, 700 mila tra minimo garantito e anticipo spese di distribuzione (ma il regista fa notare che questi ultimi dovrà restituirli nel caso il film non incassi almeno 2 milioni di euro al botteghino).

Poteva bastare, no? Invece altri 500 mila euro di contributo sono arrivati dal ministero ai Beni culturali. La delibera della commissione porta la data del 2 agosto 2011: in quell’occasione i commissari decisero di elargire la cifra, a fronte di un punteggio totale in base alle voci del reference-system, di 68. Con un punteggio di 74, “Diaz” di Daniele Vicari ricevette invece solo 400 mila euro. Nel 2011 il film, ancora intitolato “Mi fido di te”, sarebbe dovuto costare, secondo il preventivo di Casanova Multimedia Spa presentato al Mibac, 6 milioni e 384 mila euro, poi scesi a 5 milioni e 100 mila. Il conto, anche se Barbareschi non sarà d’accordo, è presto fatto: sommando i contributi di Raicinema e del Mibac, si arriva per ora a quasi a 3 milioni di soldi pubblici.

Tanti, forse troppi di questi tempi. Anche per un artista eccentrico come Barbareschi, amico di Roman Polanski e David Mamet, spesso controcorrente, bravo a recitare in inglese al cinema e in teatro, impavido nel beccarsi qualche fischio, come accadde il 28 ottobre del 2010, quando raggiunse i duemila manifestanti che avevano occupato il tappeto rosso del Festival di Roma contro i tagli al Fus rivendicando di «aver condotto una battaglia personale per il reintegro dei fondi, facendomi dare del rompicoglioni da Berlusconi e Tremonti».
C’è da augurarsi che Berlusconi, quando parla di fiction televisive e voti di fiducia, ricordi male. E tuttavia la Casanova Multimedia Spa, fondata nel 2009 da Barbareschi, vanta indiscutibilmente un buon rapporto con la Rai, se è vero che solo nel 2012 sono andate in onda la serie “Nero Wolfe” con Francesco Pannofino, le miniserie “Walter Chiari. Fino all’ultima risata” con Alessio Boni, “Il sogno del maratoneta” con Luigi Lo Cascio e “L’Olimpiade nascosta” con Cristiana Capotondi. Nei primi mesi del 2013 è toccato alla fortunata serie “Tutta la musica del cuore”; e intanto Luca Zingaretti ha finito di girare l’impegnativo “Adriano Olivetti. La forza di un sogno”, regia di Michele Soavi, su quello che Barbareschi ha definito un protagonista del capitalismo sociale.

Michele Anselmi

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