Uomini di parola. Trio d’assi per una fievole gangster comedy

La vecchiaia: incognita terrificante per chiunque, specialmente per i gangster. Si inizia dimenticando i nomi dei cadaveri portati a casa e prima di accorgersene si va snocciolando perle di saggezza ( “Finché posso ricordare… Se solo fosse ieri.”). In questo poco avvincente scenario, il regista Fischer Stevens muove come pedine i protagonisti di Uomini di parola: in una notte di folli imprese,Val (Al Pacino), Doc (Christopher Walken) e Hirsch (Alan Arkin) decidono di fare una gitarella nel passato prima che uno di loro porti a termine il suo ultimo incarico… eliminare proprio un altro componente dell’allegro terzetto. Una carriera a dir poco bizzarra quella di Stevens, che tocca proprio con questo titolo il suo progetto più ambizioso, si inizia da importanti premesse del resto: Pacino e Walken sono leggende viventi, entrambi, ognuno a suo modo, già interpreti di boss della mala-icone del grande schermo. Per questo il cineasta lancia a briglia sciolta i suoi attori lasciandoli a proprio agio nel loro naturale appeal di uomini di parola. Resta ancora qualche boccone messo da parte per questi vecchi cani randagi.

Primo a presentarsi è Doc (Walken), uomo il cui vivace passato ha assunto al presente tutte le sfumature del grigio. Unici momenti degni di nota: la prima colazione presso la bettola preferita con la sua cameriera preferita, Alex (Addison Timlin), e il suo hobby per la pittura. Ma proprio in questo preciso e sacro momento la sua giornata viene stravolta. L’uomo si prepara ad accogliere Val (Pacino), ricomparso dopo ventotto anni di galera, che tenne la bocca chiusa quando poche sillabe avrebbero potuto sbattere in prigione i suoi soci in affari. Quello che ancora non sa è che un nemico di vecchia data, Claphands (Mark Margolis, meglio conosciuto come Tio Salamanca in Breaking Bad), ha piani a lungo termine e di lunga data dopo l’uscita di Val dal gabbio, per motivi personali e professionali. Spetta a Doc l’arduo compito di tirare il grilletto prima delle ore dieci del mattino successivo.

Uomini di parola risalta per alcuni elementi meritevoli. La fotografia neon-notte-noir portata a casa da Michael Grady e gli spunti musicali offerti della colonna sonora. In ultima analisi, tuttavia, questo lavoro si offre al pubblico come una versione violenta di The Best Exotic Marigold Hotel. Godetevi ogni giorno, pentitevi per gli errori di gioventù senza mai perdere la passione che li ha accompagnati, ricordatevi dei veri amici. Se il Doc di Walken è il migliore tra i caratteri portati sullo schermo e Arkin dà agli eventi una breve boccata di ossigeno, il ruolo di Pacino suona abbastanza stanco; quasi una variazione alla Profumo di donna con un po’ di miglia accumulate alle spalle ( “Sono troppo vecchio per queste cose”). I bastardi rabbiosi del cinema americano sono diventati bastardini da compagnia?

Al prete che gli chiede di elencare i suoi peccati dall’ultima confessione, Val, esitante, dice: “Nah, ci metterei troppo tempo. Che ne dice di oggi? Posso dirle tutti i peccati che ho commesso oggi”.

Chiara Roggino

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