The Lost Dinosaurs. Bestie preistoriche e filmati perduti

Avvertenze e controindicazioni: “Il seguente film è composto da oltre cento ore di filmato ad alta definizione girato dalla compagnia inglese di criptozoologia. Nessuna delle seguenti immagini è stata modificata o manipolata in alcun modo”. The Lost Dinosaurs offre al pubblico esattamente quello che ci si aspetta da un found footage sui dinosauri. Sono passati vent’anni da quando Steven Spielberg entusiasmò il mondo con Jurassic Park, e il tempo trascorso avrebbe dovuto garantire un terreno solido per edificare nuove costruzioni sulle bestie preistoriche, ma il film di Sid Bennett non fa altro che raccogliere l’idea ormai abusata di alcuni “filmati rinvenuti” in seguito ad una sfortunata spedizione.

Nel cuore dell’Africa, i nostri eroi sono alla ricerca dell’equivalente del mostro di Loch Ness: il leader del gruppo è Jonathan, accompagnato dall’assistente di vecchia data Charlie e dal giovane medico Liz; inoltre, Luke dovrà badare a un passeggero clandestino, il figlio adolescente Luke. Sorvolando il Congo in elicottero la squadra è attaccata da creature volanti di grandi dimensioni (pterodattili?). Narratore principale è proprio il giovane Luke, ragazzo munito di un arsenale di macchine fotografiche, che cattura ogni istante dell’impresa. Presto si scoprirà che nella giungla non tutto fila liscio e il team si troverà a tu per tu con creature straordinarie che la civiltà presume estinte da milioni di anni.

StudioCanal, la società di produzione alle spalle di questa – per fortuna – breve pellicola, si occupò di garantire showreel, bilancio, piano di VFX e calendario: nessuno script all’appello, carenza più che evidente una volta visto il film. In una lavoro che confonde l’adrenalina con la confusione e il found footage con l’avventura, il risultato lascia il posto che trova, perché l’idea di sviluppare la storia da una vicenda documentata e ipoteticamente vera non sgrava la trama dall’assurdo oltremisura. Anzi, costringe a barcamenarsi tra fantascienza e pseudo-realtà senza un minimo di logica, al punto che la squadra bisticcia dopo quattro minuti, si divide dopo sei e perde qualsiasi cognizione dopo dieci…

In The Lost Dinosaurs la sorpresa è nell’atto del vedere, sfidato a colpi di microcamere applicate sui vestiti degli scienziati. Il proposito di entrare nell’azione con il recovered footage è sprecato come l’esito risulta deludente, e per quanto la partenza – la sequenza della caduta del velivolo – raggiunga lo spettatore facendolo sentire dentro la situazione, più oltre la tecnica diviene abuso che si lascia apprezzare ben poco. Se in altri casi, il found footage aveva funzionato, non si può ancora pretendere di cavarsela spegnendo la telecamera ogni volta che l’azione comincia a farsi interessante. Bennett sostiene d’aver scelto questa modalità di racconto per garantire un effetto più entusiasmante, coadiuvato da un linguaggio semplice, più vicino ai giovani. Ma il risultato, per quanto ci si sforzi di immedesimarsi, è purtroppo maldestro.

Chiara Roggino

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