Sorpresa: un documentario italiano in gara a Venezia

L’angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su “Lettera 43

“Sacro GRA” di Gianfranco Rosi probabilmente in concorso accanto ai film di Gianni Amelio ed Emma Dante. Una novità nel cartellone veneziano che sarà presentato ufficialmente giovedì 25 luglio.

Ogni anno è così. Il segreto più custodito riguarda la compagine italiana in concorso alla Mostra di Venezia. Per ragioni pure comprensibili: perché la selezione tricolore è sempre a rischio sfottò e stroncature, perché gareggiare in un contesto internazionale aiuta ma se poi non prendi un premio è un disastro, perché i candidati alla sezione principale sono sempre tanti, anche se molti di essi hanno preso l’abitudine di dire «mai più a Venezia».
L’ultimo Leone d’oro vinto dall’Itala risale al 1998: fu “Così ridevano” di Gianni Amelio, premiato dalla giuria presieduta allora da Ettore Scola, a centrare il bersaglio pieno. Poi solo allori minori.
Domani mattina, giovedì 25 luglio, il direttore della Mostra, Alberto Barbera, e il presidente della Biennale, Paolo Baratta, presentano il mCinemonitorenù della 70ª edizione (28 agosto-7 settembre). Di sicuro non è un caso che sul manifesto campeggia, disegnata e vista da dietro, la figura di Federico Fellini. “Che strano chiamarsi Federico!”, da un verso di Federico García Lorca applicato al grande regista riminese, sarà fuori concorso al Lido, per la regia proprio di Scola, che sta facendo le corse per terminare in tempo questo omaggio in parte autobiografico, che intreccia episodi ricostruiti con attori a Cinecittà e materiale di repertorio.

Magari la presenza del regista irpino porterà di nuovo fortuna a Gianni Amelio. Già perché uno dei tre titoli italiani in gara, secondo antica consuetudine, è proprio il suo “L’intrepido”, protagonista assoluto Antonio Albanese, nelle sale già dal 5 settembre in contemporanea con l’anteprima mondiale veneziana. E gli altri due? Secondo quanto risulta a Lettera43.it, sono “Via Castellana Bandiera” di Emma Dante e il documentario “Sacro GRA” di Gianfranco Rosi. Un maestro riconosciuto di casa a Venezia, una esordiente con esperienze di scrittrice, attrice e regie teatrali, un documentarista atipico, in bilico tra Stati Uniti e Francia, già fattosi apprezzare a Venezia 2010 con il controverso “El Sicario – Room 164”.
Funzionerà il terzetto? Dipende dalla qualità dei film, ovviamente, oltre che dall’assenza di possibili candidati considerati forti: non è un segreto infatti che, scottato dall’esperienza vissuta anni fa con “Piccoli maestri”, Daniele Luchetti abbia preferito spedire il suo “Anni felici” a Toronto, mentre Paolo Virzì s’è preso il tempo necessario per terminare “Il capitale umano”, in uscita nel 2014.

D’altro canto, il direttore Barbera ama ripetere: «Inutile ammucchiare nomi per far contenti tutti. Per ridar prestigio al nostro cinema serve una selezione severa. Fuori dalle solite logiche di spartizione tra Raicinema e Mediaset». Insomma, niente più “abbuffate” tricolori degli ultimi anni.

Che cosa raccontano i tre film scelti per il concorso? “L’intrepido” fantastica attorno a un mestiere che non esiste ancora, ma prima o poi forse nascerà nell’Italia squassata dalla crisi: “il rimpiazzo”. Il milanese Antonio Pane, cioè Albanese, sostituisce chi ha bisogno di assentarsi qualche ora e non vuole essere scoperto. Per pochi spiccioli, talvolta gratis, così tanto per tenersi in allenamento. Pur di non rinchiudersi in casa a piangersi addosso, diventa, a seconda delle urgenze, muratore, cameriere, autista del tram, calzolaio, uomo delle pulizie, ambulante, gonfiatore di palloncini. Un uomo pratico e gentile, che lavora con le mani ma non dimentica il cervello, pronto a cogliere il buono che c’è in ogni esperienza lavorativa, anche se qualcuno lo sfrutta, lucrandoci sopra.

“Via Castellana Bandiera” nasce invece da una strada di Palermo stretta tra il mare e la montagna, talmente piccola che due automobili non riescono a passare contemporaneamente. Nascerà così il conflitto, ad alto tasso simbolico, tra l’anziana albanese Samira (Elena Cotta) trapiantata nella famiglia palermitana dei Calafiore e le “rivali” Rosa (Emma Dante) e Clara (Alba Rohrwacher), l’una siciliana fuggita dal padre e l’altra milanese, lesbiche, arrivate in città per il matrimonio di un amico. Poiché né Samira né Rosa vogliono cedere il passo, tra le due donne si scatenerà una vivace disputa, in un via vai di personaggi ora grotteschi ora sanguigni, che coinvolge gli abitanti della via palermitana.
In fondo si parla di automobili e ingorghi anche in “Sacro GRA”, il documentario sui generis che nasce da un viaggio-inchiesta attorno al Grande Raccordo Anulare di Roma. Il regista Gianfranco Rosi, muovendosi in camper per oltre un anno, ha raccolto le storie di chi vive intorno alla sterminata strada-cintura che circonda la Capitale, per concentrarsi su sette personaggi colti nella loro esistenza quotidiana. Vite, paesaggi inattesi, dolori, speranze. Il film fa parte di un progetto più ampio creato e coordinato da Nuovi Paesaggi Urbani, che include anche una mostra, un libro e un sito web, tutti in fase di realizzazione.
«Inevitabilmente la parte italiana tende a diventare Locarno» commenta un produttore che non vuole essere citato. Il riferimento è al festival svizzero, più piccolo e di ricerca, che si svolge ai primi di agosto. Insomma, in assenza di grandi nomi disponibili, Barbera avrebbe fatto di necessità virtù, alla voce Italia, puntando su un terzetto che, a parte Amelio, punta sulla novità e una certa stravaganza. Chissà se sarà così.

Tutto questo mentre le categorie del cinema, dai produttori agli autori, annunciano battaglia sul fronte del tax-credit tagliato per il 2014: promettendo di sabotare ogni iniziativa del ministro Massimo Bray al Lido e definendo «sgradita la presenza di chiunque del governo voglia presenziare a manifestazioni veneziane». Ma è anche vero che Venezia è Venezia, un polo d’attrazione unico sul fronte mediatico, e pur sempre uno dei festival più autorevoli del mondo.

Naturalmente non esiste solo il concorso, per quanto importante e seguito dai critici. La presenza di Bernardo Bertolucci, in qualità di presidente di giuria, potrebbe dare una mano alla compagine italiana sul fronte del palmarès finale, anche se nessuno osa fare previsioni, giustamente.

Quanto alle altre sezioni, l’Italia sarà presente, eccome, ma senza esagerare. Certa in Orizzonti la presenza di “La prima neve” del padovano Andrea Segre, che si fece conoscere nel 2010 alle Giornate degli autori con “Io sono Li” e torna al Lido dalla porta principale con una storia ambientata interamente in Val dei Mocheni, nel Trentino: una riflessione sulla fatica di essere padre, sul rapporto padre-figlio e sul binomio uomo-natura. Ci sarà anche «Come il vento» di Marco Simon Puccioni, con Valeria Golino nei panni di Armida Miserere, la direttrice del carcere di Sulmona che si suicidò nel 2003. Più il nuovo film, segretissimo, probabilmente un documentario, di Costanza Quatriglio, reduce dai premi del suo “Terramatta”.

Michele Anselmi

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