Se sposti un posto a tavola, il destino può giocare brutti scherzi

Dopo l’inglese Sliding Doors e il tedesco Lola corre, anche il cinema francese si dà alla commedia basata sugli scherzi del destino. Se sposti un posto a tavola – da ieri nelle nostre sale – è la storia di un matrimonio, un banchetto e sette invitati seduti attorno a un tavolo per i quali “cambiando l’ordine degli addendi il risultato cambia, eccome”.

Il film comincia con Marie (Louise Monot) e Paul (Tom Raynal) che, intenti a scambiarsi delle tenere effusioni, fanno cadere inavvertitamente dei segnaposto per terra. Paul li ripone a casaccio, senza pensare che questo semplice gesto potrebbe cambiare improvvisamente le vite di ognuno di loro. La storia si ripete più e più volte trovando, in ciascun riavvio, soluzioni alternative al finale. A seconda di chi è seduto e dove, le vite dei personaggi s’incrociano l’una all’altra, delle volte anche in maniera inaspettata. Però, al terzo riavvolgimento, la sensazione è che non sia poi cambiato granché, in fondo i mini-episodi si differenziano per i personaggi che li interpretano, cambiano gli equivoci e ovviamente le conseguenze delle loro azioni, ma le intenzioni di ognuno di loro sembrano essere sempre le stesse.
Nel tentativo di far leva sulla comicità, si è allora deciso di lavorare su caratteri molto estremizzati, e se vogliamo ridicolizzati, inquadrandoli in una girandola di sentimenti. Ma una storia d’amore da sola non basta a rendere un film interessante, anzi.

Con questa pellicola, Christelle Raynal gira il suo primo lungometraggio dopo aver lavorato molti anni nella pubblicità e aver firmato un cortometraggio. Forse la sua poca esperienza in ambito cinematografico o il soggetto, di fatto non molto originale, fanno sì che questa commedia non risulti nel complesso particolarmente brillante e decisamente di tutt’altro spessore rispetto ai prodotti a cui ultimamente ci ha abituato la Francia. Il risultato è una pellicola leggera e a tratti divertente, ma in fondo noiosa, con un tema per nulla originale e un finale incapace di soddisfare lo spettatore.

Stefania Scianni

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