Fiabeschi torna a casa. Film in minore su un personaggio minore di Andrea Pazienza

Nel 2002 Renato De Maria omaggiava il mondo di Andrea Pazienza con Paz!, che seguiva due personaggi molto noti dell’universo del fumettista come Penthotal e Zanardi. Ai due si affiancava un terzo personaggio, Fiabeschi, che compare in un solo racconto di Pazienza, Giorno, storia breve – uscita su Frigidaire – in cui il personaggio affronta un esame al Dams su Apocalypse Now, arrivando ad insultare la professoressa. In Fiabeschi torna a casa, nelle sale italiane dal 22 agosto, l’aspetto del personaggio originale viene mutato: è un uomo senza nome, con baffoni e dentoni, che compare in una tavola di Pacco, un’avventura di Zanardi; e la scelta dell’attore-regista Max Mazzotta finisce col determinare anche le origini regionali del personaggio, che diventa calabrese.

Nella pellicola si racconta di un Fiabeschi ormai quarantenne, solo e disoccupato, senza prospettive per il futuro e costretto a tornare dalla famiglia a Cuculicchio, in Calabria. Proprio qui seguiamo le sue disavventure, costretto a lottare contro quei genitori che cercano di fargli ottenere un posto fisso come bidello. Questo labile spunto è tutto ciò che la sceneggiatura offre come trama: lo spettatore, infatti, assisterà ad una serie di sketch che nulla hanno a che fare con l’universo di Pazienza. Mazzotta appiccica il nome Fiabeschi ad un personaggio praticamente inedito, con molto poco in comune con quello creato da Andrea Pazienza, se si fa eccezione per l’ossessione per l’erba e l’aspetto brechtiano: l’uomo dialoga spesso con la camera, rivolgendosi allo spettatore. L’ottima mimica dell’attore regge bene questi ripetuti sguardi in camera, ma forse la scelta di dirigersi da solo porta Mazotta ad esagerare, rendendo il clima della pellicola eccessivamente farsesca. Un bel peccato, a pensarci bene, perché si tratta di un attore che meriterebbe un maggiore spazio nel nostro cinema.

Ma la maggiore critica da fare a Fiabeschi torna a casa è forse il discutibile riutilizzo del personaggio, scelta che potrebbe rivelarsi di natura puramente commerciale. Una maggiore cura dello script – che presenta un eccesso di scene inutili e poco interessanti – avrebbe magari permesso di raccontare un fenomeno dei nostri giorni come la contro-emigrazione dei ragazzi del Sud che per la crisi sono costretti a tornare a casa, rinunciando a quel futuro migliore in cui avevano sperato. Non sarebbe stato poco.

Marco Scali

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