Il Giappone a Venezia 70. Da Miyazaki a Ozu

La 70ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – in corso dal 28 agosto al 7 settembre – è un palcoscenico ideale per numerose pellicole giapponesi. In gara per il Leone d’Oro l’ultimo lavoro del maestro Miyazaki Hayao, Kaze Tachinu (Si alza il vento), in cui si mischiano realtà storica e fantasia. Il film di animazione – l’ultimo a detta dello stesso Miyazaki che proprio a Venezia, per bocca del presidente dello studio Ghibli, Hoshino Koji, ha annunciato il suo ritiro – narra le avventure di Jirō un ragazzo che sogna di volare e di progettare splendidi aeroplani, ispirati al lavoro dell’ingegnere aeronautico italiano Caproni. Miyazaki prende spunto in parte dalla figura di Horikoshi Jirō, che ideò durante la seconda guerra mondiale gli aerei da combattimento utilizzati dal Giappone contro gli Stati Uniti e in parte dal romanzo di Hori Tatsuo, che narrava una storia di amore tragico ambientata in un sanatorio. Le vent se lève… Il faut tenter de vivre! è un verso di Paul Valéry da Le cimetière marin. Kaze Tachinu ripercorre la vita dell’ingegnere e gli eventi storici che la influenzarono profondamente: il Terremoto del Kanto del 1923, la Grande Depressione, l’epidemia di tubercolosi e l’entrata in guerra del Giappone. Il protagonista conosce Naoko e se ne innamora, coltiva l’amicizia con il collega Honjō e realizza innovazioni straordinarie, proiettando il mondo dell’aviazione verso il futuro. Una storia epica fatta di amore, di sfide e coraggio.
Una pellicola appena nata, accolta da un record d’incassi in patria e già al centro di polemiche, accusata di militarismo. È una favola, ha risposto il maestro. L’amore per il volo è sempre stato un leitmotiv di Miyazaki. Da Nausicaä della Valle del Vento a Laputa – Castello nel cielo, da Il mio vicino Totoro alla streghetta Kiki fino ad arrivare a Porco Rosso, solo per citare alcuni dei suoi più celebri lavori. Suo padre era un ingegnere aeronautico, titolare di una fabbrica, la Miyazaki Airplane, che durante la seconda guerra mondiale costruiva anche gli apparecchi progettati da Jirō e utilizzati dalle missioni kamikaze.

Venezia annovera tra i giurati Sakamoto Ryuichi, celebre musicista, compositore e attore nipponico. Nel 1983 Sakamoto recitò insieme a David Bowie nella pellicola di Ōshima Nagisa, Furyo (Merry Christmas Mr. Lawrence). Il film è proiettato nell’ambito di Venezia Classici, come omaggio al regista scomparso all’inizio del 2013. Sakamoto ne scrisse le musiche, tra le quali spiccava Forbidden Colours, cantata da David Sylvian, forse ancor oggi il suo brano più noto. Ed è un giovanissimo Kitano Takeshi – al tempo era ancora conosciuto soltanto come comico televisivo – a pronunciare la battuta finale “Buon Natale, Mr. Lawrence”.

Un altro atteso film di animazione Harlock: Space Pirate di Aramaki Shinji guida la sezione dei Fuori Concorso. È l’anno 2977 e miliardi di profughi umani sognano di ritornare sul pianeta che ancora chiamano patria. Il ribelle Capitan Harlock e il suo fidato equipaggio sono per loro l’unica speranza di raddrizzare un giorno i torti inflitti dalla Coalizione. Mega produzione in 3D che punta al pubblico internazionale mettendo in scena l’eroe romantico, pirata del futuro, nato dal genio di Matsumoto Leiji. Ancora tra i Fuori Concorso Yurusarezaru Mono (Unforgiven) di Lee Sang-il, coreano ma nato in Giappone, che mette in scena una storia ambientata all’alba dell’epoca Meiji, nel 1880, nella settentrionale isola di Hokkaido. Lo shogunato Tokugawa è appena crollato e gli Ainu – la popolazione indigena – lottano per definire il territorio assieme al governo appena istituito. Un’avventura tra onore, violenza e giustizia che vede protagonista Watanabe Ken.

Per la sezione Orizzonti Sono Shion firma Jigoku De Naze Warui (Why Don’t You Play in Hell?). Due uomini, Muto e Ikegami, si odiano. Muto cerca disperatamente di aiutare sua figlia Mitsuko a recitare in un film. Intanto Ikegami si innamora di Mitsuko, ben sapendo che è la figlia del suo nemico. In questa storia complicata vengono trascinati il regista Hirata e un giovane cinefilo di nome Koji e la storia imbocca una direzione inaspettata… Venezia Classici oltre al già citato Furyo mostra in versione restaurata Yoru No Henrin (The Shape Of Night del 1964) di Nakamura Noboru ritratto di un Giappone notturno tra violenza, prostituzione e morte. E Higanbana (Fiori d’equinozio del 1958), primo esperimento a colori per il regista Ozu Yasujirō. In un paese che sta mutando dove i matrimoni combinati lasciano sempre più spazio ai sentimenti la pellicola narra dei contrasti tra un padre, ricco uomo d’affari, e la figlia che vuole sposare contro la sua volontà un semplice impiegato.

Francesca Bani

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