Sms – Save my soul. Amore e poesia nel mondo digitale

Amore ed erotismo ai tempi del digitale. Questa la realtà che il regista Piergiorgio Curzi ha voluto ritrarre con il suo SMS – Save my soul, film-documentario sull’improbabile vita di Nicolino Pompa. Settantenne e poeta sui generis, Nicolino passa le sue giornate a cercare annunci di lavoro su Portaportese, scorrendo le inserzioni categoria per categoria e indirizzando messaggi amorosi alle varie segretarie, ragioniere, commesse. A volte non rispondono, indifferenti o spaventate dalle poesie incalzanti che ricevono, a volte iniziano ad instaurare con Nicolino delle vere e proprie relazioni virtuali, prontamente trascritte ed archiviate su un documento Word. I rapporti che Nicolino intrattiene con l’altro sesso sono interamente veicolati dal mondo fittizio del cellulare, strumento principe attraverso cui il poeta mette in atto il “godimento puro del comunicare”. Una comunicazione che esclude qualsiasi tipo di legame, di obbligo reciproco, di responsabilità – elementi tipici delle relazioni “classiche” – e per questo unica declinazione di un sentimento altrimenti “patologico” per natura.

Tutte le donne che riesce ad affascinare con la poesia (il più delle volte basata su frasi fatte o ad effetto) Nicolino le considera sue “creature” – a partire dalla sua prima conquista, una diciassettenne con cui andò avanti per un bel po’. Non manca mai nulla alle love-story telefoniche del protagonista, neanche il sesso (anche questo, ripreso in tutto il suo squallore e la sua prevedibilità virtuale). Spazio del girato è un ex-garage, grigio, vecchio, poco illuminato, specchio trasandato di un lasciarsi andare che per il protagonista è ormai diventato uno stile di vita. La sua solitudine è percepibile in ogni sguardo, in ogni gesto, resa ancor più evidente dal complicato legame che Nicolino ha instaurato con i quattro figli. Il loro rapporto è infatti segnato dalle contraddizioni, da un’assenza o incapacità di comunicazione cui il protagonista tenta di rimediare proprio con le non-relazioni via cellulare.

Curzi, che ha conosciuto Nicolino Pompa molto prima di girare SMS, scruta il singolare poeta romano per 60 minuti con curiosità, senza pregiudizi, nel tentativo di restituire fedelmente la malinconia della sua esistenza. Un’esistenza incompleta, che tuttavia il protagonista sembra ritenere meno noiosa e più sincera rispetto alle vite “ortodosse” degli altri. Prodotto da Raffaele Brunetti e sceneggiato dallo stesso Curzi, SMS vanta una buona idea di partenza, che tenta di sviluppare attraverso una sorta di cinema-verità:  segue il protagonista da vicino, lo riprende senza filtri o censure, ma ad un certo punto resta vittima della vacuità che lo caratterizza, ereditando la noia e la lentezza delle sue giornate. Pur nella sua originalità – un’originalità che appartiene al regista quanto al personaggio –  SMS non riesce a decollare pienamente e a coinvolgere come ci si aspetterebbe da un soggetto tanto interessante per l’attualità (e crucialità) dei temi trattati.

Ilaria Tabet

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