Rush. Il biopic è servito a Casa Howard

Sono trascorsi ormai quarant’anni da quando interpretava il timido ragazzo pel di carota in Happy Days. Ora Ron Howard è uno dei registi più apprezzati a Hollywood, uno di quelli che sa cosa vuole il pubblico ma che, ugualmente, non ha paura di infondere la propria poetica. Un regista commerciale, ma non troppo, insomma. Sebbene sia stato attaccato negli ultimi anni, tanto per la parentesi Il codice da Vinci/Angeli e Demoni quanto per Il dilemma, critica e pubblico trepidano intorno a Rush, da domani nelle sale, biopic incentrato sulla rivalità e il rapporto tra i piloti di Formula 1 James Hunt e Niki Lauda (Chris Hemsworth e Daniel Bruhl).

E non è difficile capire perché susciti tanta attesa: oltre all’argomento che interessa certamente un’ampia fetta di pubblico sportivo, infatti, bisogna considerare la bravura dell’ex-Ricky Cunningham nel raccontare la vita di personaggi realmente esistiti, romanzandola quel tanto che basta per renderla ancora più interessante e fruibile. Basti pensare ad un opera come A Beautiful Mind, sulla travagliata vita del matematico schizofrenico John Nash, che gli valse la statuetta per la miglior regia agli Academy Awards nel 2002. Se questo esempio non vi basta per sottolineare la bravura di Howard alle prese con i biopic, come non citare Frost/Nixon, pellicola che porta lo spettatore in un viaggio attraverso i trascorsi politici del Presidente degli Stati Uniti più discusso della storia, oppure Apollo 13, in cui si ricorda un Tom Hanks in piena forma.

Vero, il curriculum in questo ambito parla da solo: a casa Howard, le pellicole biografiche non raccontano storie già sentite, ma diventano messe in scena eccezionali, in cui si avverte lo stile pulito e inconfondibile del regista e ci si cala perfettamente nei personaggi. Non manca, ovviamente, il gusto del dramma, quell’arricchimento narrativo che rende il tutto godibile senza però travisare la realtà dei fatti: è quello che è accaduto anche con Cinderella Man, forse il lavoro che meglio può essere accomunato a Rush, soprattutto per la tematica sportiva. Perché il nuovo film di Ron Howard non sarà, come da molti è stato riferito, semplicemente, la storia degli avvenimenti che hanno portato al terribile incidente del 1976 a Nurburgring, ma un focus sul rapporto tra Lauda e l’eterno rivale Hunt. Insomma non solo un lungometraggio per appassionati di Formula 1, ma un vero e proprio tentativo di raccontare, oltre ai due piloti, due uomini, con sogni, passioni e speranze.

Può sembrare azzardata la scelta di Chris Hemsworth per interpretare Hunt, ma lo stesso cineasta ha dichiarato di aver riconosciuto in lui un ottimo interprete e non solo un fenomeno commerciale destinato a spegnersi presto. Comunque la si voglia vedere, Rush è certamente un titolo che desta curiosità. Se partirà in quarta lo dirà il tempo.

Mattia Ferrari

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