You’re Next. Come una riunione di famiglia può trasformarsi in incubo

In seguito alle critiche positive in occasione della presentazione al Toronto Film Festival, è nelle sale da oggi You’re next, pellicola di genere horror, appartenente alla categoria dei cosiddetti “home invasion”. Infatti, alla stregua di film di successo quali Scream e The Strangers, è una villa fuori città a fare da sfondo, diventando il teatro di una sanguinosa aggressione da parte di tre uomini con i volti coperti da maschere. La casa, il luogo in cui ci si dovrebbe sentire più al sicuro, diventa dunque lo scenario ideale per rappresentare la paura al meglio, trasformando un’occasione speciale in un incubo per una famiglia, i Davison, intenta a festeggiare l’anniversario di matrimonio dei capo-famiglia, Aubrey (Barbara Crapton) e Paul (Rob Moran).

Con all’attivo diverse regie nonostante la giovane età, Adam Wingard vuole affermare un punto di frattura rispetto alla filmografia fin’oggi realizzata in questo filone. E’ così che gli aguzzini anziché coltelli e bastoni impugnano asce, balestre e batticarne. La scelta di armi non convenzionali non solo rappresenta un forte elemento di diversità, ma rende le scene più violente e, di conseguenza, più coinvolgenti, offrendo inoltre maggiore realismo per via dell’utilizzo di oggetti comuni, parte integrante del contesto. Altro elemento di discontinuità è costituito dalla protagonista Erin (Sharni Vinson): “Le tipiche eroine dei film horror sono ragazze molto fortunate che riescono a salvarsi sempre e comunque, oppure vittime che soffrono per tutta la durata del film” spiega Wingard. “Con Erin, volevamo dare un altro taglio a questo ruolo. Erin, infatti, è una ragazza in grado di gestire la propria vita da sola, senza bisogno di un uomo che si prenda cura di lei.

La vicenda si conclude poi in maniera inattesa, sfruttando al meglio l’effetto sorpresa che ci si aspetterebbe dal genere. Ma, se da un lato emergono delle idee originali e degli spunti interessanti su cui soffermarsi, dall’altro la messa in scena soffre di una sceneggiatura povera, fino a scadere quasi nel grottesco. Se è vero che uno degli elementi trainanti degli “home invasion” spesso è proprio l’ironia, qui, si corre il rischio di ridicolizzare la scena al punto di deprimere l’atmosfera di suspense e terrore vissuta in quel momento dallo spettatore, perdendo in credibilità e, soprattutto, in efficacia.

Stefania Scianni

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