Un’altra vista è possibile: vita da ciechi secondo Soldini

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

I musicisti ciechi li conosciamo, e ogni volta restiamo ammirati nell’ascoltare le loro canzoni: che siano Stevie Wonder o José Feliciano, Doc Watson o Ray Charles. Per non dire degli attori, che a un certo punto della loro carriera si misurano immancabilmente con ruoli da ciechi: Audrey Hepburn in “Gli occhi del delitto”, Vittorio Gassman e Al Pacino nei due “Profumo di donna”, Rutger Hauer in “Furia cieca”, Uma Thurman in “Gli occhi del delitto”. Ma i ciechi veri, normali, quelli che un tempo venivano definiti orbi o guerci e oggi non vedenti o disabili sensoriali, come vivono, cosa fanno, che esistenza conducono?

Un documentario di Silvio Soldini, realizzato con Giorgio Garini, apre finalmente una finestra di luce su quella condizione di oscurità permanente che affligge in Italia, solo per restare alla cecità totale, 300 mila persone. “Per altri occhi. Avventure quotidiane di un manipolo di ciechi” recita il titolo del film, prodotto da Lumière & Co, Ventura, Radiotelevisione svizzera, più contributi vari. Dove vederlo? Domani, mercoledì 9, alle 20.30, proiezione contemporanea via satellite in una trentina di sale, alla vigilia della Giornata mondiale della vista. Per quanto riguarda la Liguria: Ariston di Sanremo e Ariston di Genova. Una sorta di evento una-tantum, nella speranza che il documentario possa successivamente far gola agli esercenti. Qualcosa, del resto, si sta muovendo, come confermano gli incassi crescenti, siamo quasi a quota 700 mila euro, di “Sacro GRA”, Leone d’oro a Venezia.

«Dieci antieroi ciechi alla conquista del mondo» sintetizza il regista di “Pane e tulipani”. «Mi hanno sempre affascinato i mondi che non conosco, le realtà che spesso abbiamo a portata di mano ma di cui sappiamo poco o niente. Questo film è nato dopo aver conosciuto Enrico, un fisioterapista non vedente». Enrico Sosio è uno della benedetta decina, il cinquantenne che esce in barca a vela dal porto di Imperia e timoneggia con aria provetta, senza farsi intimorire da strambate e virate, pronto a sorridere del proprio handicap ma anche di chi, dotato di occhi buoni, spesso non sa guardare. «Voi la vedete l’aria?» domanda a chi tiene in mano la cinepresa. La città ligure, grazie all’impegno dell’Associazione italiana ciechi e del Comitato paraolimpico, è un punto d’approdo prediletto per i non vedenti con la febbre della vela. Infatti “Per altri occhi” torna a Imperia in sottofinale, e stavolta Enrico porta con sé alcuni di quei nove amici, con ilare stop in una pensione prima di prendere il largo in barca.

«Che cosa fa un cieco se non si impegna? Niente, sta seduto sul sofà. La vita è dura a non vedere, ma poi devi fartene una ragione e uscire dal pozzo, perché il pietismo degli altri è il nostro peggior nemico» raccomanda l’imprenditore Giovanni Bosio. Ha perso la vista 32 anni fa, oggi ne ha più di 60, ma non la voglia di vivere: si rade la barba da solo, va ogni mattina in azienda, prende lezioni di inglese, dà il resto piegando le diverse banconote in vario modo, d’inverno scia ad Alleghe e d’estate va in barca a vela. Una vita a suo modo normale, senza negare l’impedimento, che sulle prime fu devastante sul piano psicologico. In questo simile agli altri non vedenti che Soldini e Garini, partendo dal libro “I ciechi non sognano il buio”, sono andati a cercare. Dieci persone vitali e appassionate, le cui esistenze imprevedibili vengono ritratte con leggerezza, perfino con una punta di allegria. «Sono loro, queste persone che non vedono ma si godono lo stesso la vita, ad avermi fatto mutare lo sguardo sulla vita e sul mondo, facendomi capire che certi miei problemi quotidiani sono cretinate rispetto a quanto devono affrontare» ammette Soldini.

Dell’osteopata Enrico e dell’imprenditore Giovanni s’è detto. Poi ci sono lo scultore Felice Tagliaferri, che gioca a baseball ed era destinato a guidare camion se gli occhi non gli avessero fatto quello scherzaccio; il pianista Luca Casella che scatta fotografie di panorami e monumenti, quasi percependo il risultato; il pensionato ex centralinista Mario Santoni, che va in canoa e non sa di avere in camera da letto un disegno con donna nuda; la centralinista Loredana Ruisi, che ha un nuovo compagno, tira con l’arco e si fa aiutare per strada dalle persone per non offenderle; la giovane violoncellista-sciatrice Gemma Pedrini; il consulente informatico per la disabilità Piero Bianco, esperto in diavolerie elettroniche; l’informatico Claudio Levantini e la moglie centralinista Michela Marcato, che si amano e vivono assieme, sorridendo dei condomini allarmati.
«Se sei una crapa dura, la malattia non ti insegna nulla» avverte Casella. Al quale puoi dire tutto, ma non che la cecità rende più sensibili. Anche in questo una rivendicazione di normalità, contro un certo pietismo insidioso e dolciastro. Infatti Soldini inserisce ogni tanto sequenze di buio e luci sfocate, a ricordarci com’è tosta la vita di un cieco. Anche di questi ciechi straordinari.

Michele Anselmi

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