Asiatica Film Mediale, viaggio alla scoperta di un altro cinema

Sulle note del concerto Picturesque per solo piano del celebre compositore iraniano Peyman Yazdanian, si inaugura la Quattordicesima Edizione del Festival del Cinema Asiatico presso la Pelanda – ex Mattatoio di Roma (Testaccio), dal 12 al 20 ottobre. Il pianista, autore di numerose colonne sonore, ha collaborato con i maggiori cineasti iraniani, aggiudicandosi la candidatura agli Asian Film Awards 2012 come miglior compositore in Mystery di Lou Ye (vincitore Miglior Film Asiatico). La tappa iraniana prosegue con la proiezione del primo capolavoro di Baharam Bayzay, Ragbar (1971), in versione restaurata, un film dalla trama che Martin Scorsese elogia come “grazia di una favola antica”.

L’itinerario visivo è davvero soddisfacente considerando la ricca programmazione. Film indipendenti provenienti da Afganistan, Bangladesh, Cambogia, Cina, Corea, Filippine, Giordania, Hong Kong, India, Indonesia, Iran, Iraq, Kazakistan, Mongolia, Pakistan, Singapore, Siria, Taiwan, Thailandia, Turchia.  Ben 47 lungometraggi e 31 cortometraggi di cui 9 sono stati finalisti al 9filmFest di Bangkok caratterizzati dalla durata massima di nove minuti. In concorso sette i documentari proposti e sette i lungometraggi la cui visione rimanda all’incontro con i rispettivi registi presenti in sala. Di quest’ultimi, è Conrad Clark con A Fallible Girl, (2012, Cina/Gran Bretagna) a dare inizio alla competizione affrontando il tema delle complicazioni della globalizzazione, seguono: Constructors di Adilkhand Yerzhanov (2012, Kazakistan); The Stone di Cho Se-rae (2013, Corea del Sud); Yellow Colt di Khoroldorj Choijoovanchig (2013, Mongolia); Snow On Pines di Payman Maadi(2013, Iran); Yozgat Blues di Mahmut Fazil Çoşkun (2013, Turchia);  Television di Mostofa Sarwar Farooki (2012; Bangladesh).

Come nel 2011, il Festival dedica una sezione al mondo arabo ripercorrendo con intensi documentari (fuori concorso) l’attualità del Paese, sguardi profondi focalizzati sulla realtà della guerra civile in Siria, della rivoluzione tunisina dal 2008 al 2011, sulle violenze scaturite dall’incapacità di comunicare, sulla repressione dimenticata dai media durante la rivoluzione araba e svelata con immagini riprese clandestinamente dalla giovane regista francese Stephanie Lamorrè in Bahrain The Forbidden Country (2012). Per chi ama la potenza del linguaggio visivo dei grandi maestri coreani, in programma sul grande schermo l’ultima opera di Kim Ki Duk, Moebius (2013). Numerosi i titoli da citare che si farebbe un torto a tralasciarne qualcuno.  Oltre all’interessante rassegna di Corti d’Animazione Giapponesi degli anni Venti e Trenta, alcuni dei quali sonorizzati dal vivo, questo Festival abbraccia davvero ogni forma espressiva, dedicando uno spazio a concerti, performance sonore live, e una sezione speciale alla Videoarte – Audiovisioni d’oriente – per uno scambio culturale tra Italia e Cina.

Nove giorni colmi di appuntamenti che svelano il Continente asiatico in tutte le sue sfumature. Un viaggio a costo zero per passeggeri che vogliono raggiungere e farsi catapultare nelle suggestive atmosfere del Mondo. A volte basta davvero poco, non resta che cogliere l’occasione.

 Patrizia Miglietta

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