Narrativa pulp all’amatriciana: KKK e I racconti di Dracula

Ben oltre la grande editoria localizzata a Milano, principalmente nelle mani di Mondadori e Rizzoli, dalla metà degli anni Cinquanta fino alla metà dei Settanta, fiorirono a Roma piccole pubblicazioni che ogni mese riempivano le edicole di storie gotiche e fantasy. Si trattava di periodici pulp, adesso oggetto d’analisi di due ampi saggi quali La storia dei KKK – I classici dell’orrore (Profondo rosso editore, Roma 2013) a cura di Luigi Cozzi e La storia dei “Racconti di Dracula” (Profondo rosso editore, Roma 2013) a cura di Sergio Bissoli e Luigi Cozzi.

Volumetti dalle copertine ammiccanti in cui trovano spesso spazio donne ritratte in situazioni di pericolo oppure in pose sensuali, castelli sullo sfondo, mostri e creature della notte, dai titoli altisonanti firmati da scrittori stranieri dietro ai quali si nascondeva, in realtà, la solita squadra di autori italiani e più specificatamente romani. Il motivo? Molto semplice: acquistare i diritti di pubblicazione di un qualsiasi romanzo straniero per poi pagare anche un traduttore comportava una spesa che quelle piccole case editrici non potevano certo fronteggiare. Molto più facile, invece, corrispondere un compenso secco a ogni consegna ai molti giornalisti o scrittori in erba di cui pullulava la città.

Particolarmente stretto, inoltre, il legame che questo tipo di pubblicazioni stringeva con il mondo del cinema, inizialmente i KKK – I classici dell’orrore erano quasi tutti basati sui copioni di film allora in uscita come La vendetta di Frankenstein, Il bacio dello spettro e La stirpe dei vampiri. Basti pensare che proprio la G.E.I. (Grandi Edizioni Internazionali poi trasformata in Edizioni EPI) fu fondata dal regista e produttore Marco Vicario (Sette uomini d’oro, Le ore nude, Paolo il caldo) insieme al fratello Alfonso. Proprio da un numero della serie, intitolato La vergine di Norimberga, fu tratto un omonimo film per la regia di Antonio Margheriti in cui recitano Christopher Lee e Rossana Podestà, allora moglie di Vicario. Allo stesso modo, da La vecchia poltrona di Max Dave (pseudonimo di Carlo Belli), romanzo incluso in I racconti di Dracula, deriva la sceneggiatura di un altro caposaldo del gotico all’italiana come Lo spettro di Riccardo Freda.

Come sintetizzato da Antonio Tentori nell’introduzione del primo dei due volumi, le trame dei romanzi KKK: «spaziano in tutte le varie dimensioni del terrore e sono ambientate nelle più diverse parti del mondo, dalle città alle giungle, dall’Oriente all’Occidente, dai villaggi ai castelli o alle case isolate». Decisamente affini i mondi esplorati da I racconti di Dracula, editi dalla ERP (Edizioni Periodiche Romane) del barone Antonino Cantarella, prima collaboratore di Goffredo Lombardo e poi produttore in proprio con la Aretusa Film (tra gli altri, citiamo il documentario Baldoria nei Caraibi e il gotico Un’ombra nell’ombra).

Dedicati ad un fenomeno certamente di nicchia, La storia dei KKK – I classici dell’orrore e La storia dei “Racconti di Dracula” danno un resoconto esaustivo delle due realtà editoriali, corredando il tutto con interviste agli autori e altri contributi, oltre ad includere tre romanzi completi il primo (La vergine di Norimberga, Il vampiro e Il bacio dello spettro) e uno il secondo (La città sull’orlo di niente). Troppo personale e astrusa dal contesto analitico la sezione iniziale di ricordi di Sergio Bissoli.

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