Asiatica Film Mediale: retrospettiva di un Continente derubato

L’ultima serata di incontri con il cinema asiatico si è conclusa in piena soddisfazione di pubblico e critica con la premiazione dei titoli in concorso, vincitori della XIV Edizione di Asiatica Film Mediale, diretto dal regista Italo Spinelli. Scelta difficile per i membri della Giuria considerando l’altissimo livello delle opere proposte, tutte di straordinario interesse storico-sociale. In effetti, quasi tutte le pellicole affrontano temi delicati della vita e della morte. Una visione cruda e nuda del lato oscuro delle barbarie umane, realtà senza filtri che fa rabbrividire: soprusi, violenze, crimini di guerra, stragi e disperazioni di intere generazioni senza voce nel mondo, messe a tacere dalle logiche di dominio e dalla comunicazione negata. Grazie al cinema, curdi, afghani, iracheni e gran parte della popolazione  asiatica, con le loro testimonianze nei bellissimi documentari, hanno rotto quel muro del silenzio e dell’indifferenza sempre più meschina nell’era della globalizzazione.

Le voci che si innalzano non sono solo della disperazione, vi sono rivoluzioni derubate soprattutto alle donne che, nonostante tutte le difficoltà e le minacce sociali, riescono con coraggio ad opporsi a leggi di sottomissione, a lottare per riavere giustizia e dignità e ridare speranza. Il Documentario Mohtarama di Malek Shafi’i e Diana Saqueb, che si è aggiudicato il Premio del Pubblico, si sofferma su questa inaccettabile piaga dell’umanità e punta i riflettori sulle piccole ma significative manifestazioni delle donne in Afghanistan, contrarie alla legge sciita sulla famiglia approvata dal Parlamento afghano nel 2009, poi approvata dal Presidente Karzai. Una legge che pone severe limitazioni sulla libertà delle donne dichiarando illegale uscire da casa senza il permesso del marito e rifiutarne le richieste sessuali. Immagini e confessioni delicate di donne umiliate, con occhi che conoscono il coraggio ma brutalmente nascosti dal burqa.

Taha Karimy si è aggiudicato il Premio Città di Roma come Miglior Documentario 2013 con 1001 Apples  “per aver raccontato una tragica storia con un linguaggio fortemente simbolico ed emotivo, raramente utilizzato nel campo del documentario. Il documentario dà voce ai 182.000 curdi vittime del massacro del partito Baath di Saddam Hussein, e i pochissimi sopravvissuti abbandonano l’odio in nome del perdono e di una possibile fratellanza per una pace futura. Il Premio Città di Roma per il Miglior Film 2013 è andato al brillante Television di Mostofa Sarwar Farooki (2012, Bangladesh) “per aver affrontato una delle questioni più laceranti e protagoniste dei nostri tempi: la globalizzazione dell’accesso ad un mondo di immagini, con molteplicità di registri, intelligente ironia e geniale estro dissacrante“.

Un excursus storico su quelle terre apparentemente lontane, appese tra passato, presente e futuro ancora poco chiari al resto del mondo, su realtà tutte ancora da definire, da ricercare, da spiegare e rendere note con quella verità della completezza dell’informazione, verità spesso travisata o offuscata dai media, potenti intermediari di confine. Italo Spinelli ha il grande merito non solo di aver regalato attraverso il Festival proprio quel diritto alla verità e alla conoscenza, ma, soprattutto, di aver restituito al pubblico e agli artisti italiani quel senso di partecipazione, un elemento chiave dell’idea di far Cultura, spesso un fine ultimo che molte kermesse culturali non seguono, considerando solo ciò che è l’industria culturale e non il fare cultura intesa come scambio, creazione e crescita continua.

Patrizia Miglietta

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