Zalone a tappeto (1.200 copie) celebra il suo “Family Day”

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

In fondo “Sole a catinelle” è il family day di Checco Zalone, al secolo Luca Medici. Non solo perché il 37enne attore pugliese vi recita nella parte di un padre e nei titoli di coda mostra addirittura una foto di sé con la vera figlia Gaia avuta da otto mesi; è la commedia, da non definire “buonista” sennò si arrabbiano l’interessato e il regista Gennaro Nunziante, che si propone all’insegna dell’intrattenimento per famiglia, eliminando alcuni affondi coloriti del passato, forse anche un po’ di quel politicamente scorretto legato a temi sensibili come l’omofobia e il terrorismo islamico.
Poi, magari, c’è anche un motivo squisitamente commerciale. “Cado dalle nubi” incassò a sorpresa 15 milioni di euro, il successivo “Che bella giornata” addirittura 45, più di “La vita è bella” di Roberto Benigni. Un record difficile da bissare: infatti ci sono voluti due anni, tra ripensamenti e riscritture, anche confronti vivaci tra Zalone e il suo produttore Pietro Valsecchi, per varare questo “Sole a catinelle”, che esce giovedì 31 ottobre in oltre 1.200 copie. Avete letto bene: milleduecento. Più di “Avatar” e di “Titanic”. Una cosa a tappeto, quasi un’occupazione militare.

L’obiettivo è di incassare 12 milioni solo nei primi quattro giorni, approfittando del venerdì festivo, e poi sui vedrà. A Medusa sono convinti di poter arrivare almeno a 30, di più se il film tiene fino a Natale. Zalone invece non arrischia pronostici, si limita a scherzarci sopra: «Vi rendete conto che se faccio 20 milioni grideranno al flop?». Per tutelarsi ha scommesso con Valsecchi. Le cifre, naturalmente, restano per ora segrete. Se vince, Zalone godrà di una vacanza sontuosa; se perde. dovrà pagare al suo produttore una cena in un ristorante di gran lusso.
Certo non tira una bella aria per il cinema italiano, anche di intrattenimento popolare. Incassi bassi dappertutto: “Aspirante vedovo”, per dire, ha superato faticosamente i 4 milioni, poco per una commedia con il golden boy Fabio De Luigi rinforzato da Luciana Littizzetto. Non che Hollywood se la passi tanto meglio: nel 2012 solo “Madagascar 3”, il cartone animato americano, ha lambito i 22 milioni di euro. E sempre meno gente sembra andare al cinema, se è vero che l’anno scorso si sono staccati appena 91 milioni di biglietti. Risultato? “Sole a catinelle”, a partire dal titolo quasi metaforico, ancor prima di uscire è diventato il salvatore del botteghino, il film che “deve” andare bene per forza, altrimenti sono guai. «Certo, eravamo preoccupati, bisognava trovare la storia giusta. Per questo abbiamo impiegato due anni a farlo» ammette Valsecchi, dicendosi rincuorato dalle risate e dagli applausi risuonati ieri mattina all’anteprima per la stampa. Sapremo lunedì se gli italiani, nonostante la ricorrenza dei morti e la crisi che morde, avranno risposto all’appello del comico di Capurso, che nel film si divide per quattro: attore protagonista, sceneggiatore, cantante e autore della colonna sonora.
Il titolo viene da una battuta che echeggia in sottofinale. «Ottimismo! Perché solo così, nella vita, c’è sempre un sole a catinelle». L’ottimista incallito è appunto Checco Zalone, che si chiama così anche nella storia. Un ex uomo delle pulizie che, illuminato dal verbo di Arcore, si trasforma in abile venditore di aspirapolveri, ciancia di dow jones, si mette nelle mani di una finanziaria, fa debiti per comprarsi ogni genere di status-symbol, finché il Sogno va in frantumi: la bella moglie operaia sta per essere licenziata, lui non garantisce più i fatturati di prima.

«L’idea è di raccontare un ometto qualunque prodotto da vent’anni di berlusconismo. Un tipo un po’ stupidino, che però ci ha creduto, infatti è refrattario alla crisi economico, non la coglie proprio, ostenta un ottimismo esagerato» sintetizza Zalone. Naturalmente tutto all’acqua di rosa, non solo e non tanto per via di Medusa che ci mette i soldi. «Ci siamo andati leggeri perché non ci interessava uno sguardo politico diretto. “Sole a catinelle” è una commedia scanzonata, non un’analisi fenomenologica della crisi, e poi ci piaceva chiudere con una nota di speranza: una fabbrica che riapre» aggiunge il comico. Mentre il suo regista, Nunziante, esclude appunto coloriture “buoniste”: «Ma dove? Ma quando? La battuta sulla felicità mi sembra feroce, intonata ai tempi». Nella gag in questione si vede un ispirato Zalone che, dalla tolda di un lussuoso yacht, teorizza al figlioletto il valore della felicità vera, non legata al possesso dei beni materiali. Solo che, nel dirlo, indica una barca ancora più monumentale, con tanto di elicottero sopra.

La storia è presto detta. Al piccolo Nicolò il papà infingardo e un po’ incivile promette «una vacanza da sogno», ma solo se avrà una pagella tutta piena di 10. Il ragazzo, sveglio e allergico alle parolacce, la ottiene e così Zalone deve mantenere la promessa, solo che non ha un soldo: così lo porta da una tirchia zia che vive nelle campagne molisane. Per fortuna gli eventi porteranno i due in Liguria, nella villa di una ricca e infelice ereditiera francese con figlioletto colpito da “mutismo selettivo”, sicché l’anticomunista Zalone, a contatto con quel mondo di faccendieri, damazze e industriali, riuscirà a combinarne di cotte e di crude, sconvolgendo i piani di tutti. Tra feste a Santa Margherita Ligure, serate a Portofino, partite di golf, crociere, beneficienza, iniziazioni massoniche, telefonate intercettate e sfottò del cinema d’autore. Battuta cult: «Siamo di Equitalia» bussano alla porta; «No grazie, siamo cattolici» replica Zalone. Nel cast, a sorpresa, spunta anche il super engagé Marco Paolini nei panni di un disonesto profittatore. La comicità è trasversale e interclassista, meno aggressiva e oltraggiosa del passato, anche se il regista non è d’accordo: «Per noi è volgare solo ciò che è goffo e scontato». Si scherza pure sull’eutanasia, che diventa “eutanazia”, essendo riferita alla tirchia zia molisana che vuole staccare la spina per non spendere in elettricità. Ma forse si poteva evitare.

Michele Anselmi

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