Giovane e bella: sesso e adolescenza per lo psicologo Ozon

Una soggettiva “a portata di binocolo”, lo sguardo del fratellino che spia l’affascinante sorella prendere il sole in topless. Così si apre Jeune et jolie (Giovane e bella) del voyeur François Ozon che, dopo aver indagato in Dans la maison il piacere di scrivere e di leggere, torna ora su un che gli è assai caro sin dagli esordi: il piacere di guardare ed essere guardati, di desiderare e sentirsi desiderati (sessualmente e non solo). E lo fa con la storia della diciassettenne Isabelle (nomen omen di chi sa di piacere) che, persa la verginità come un atto che s’ha da fare con un passeggero amore estivo, scopre il piacere del sesso e il contorno edonistico che comporta la vendita del proprio corpo. Cominciato per ammazzare lo sfizio e la noia, tra perversione e incoscienza, il gioco si tramuta presto in un’inquietudine dove prostituirsi è per Isabelle la via per cercare se stessa.

Un François Ozon diverso dal solito, e per questo ancor più maturo e ancor più autore. Mettendo da parte la componente immaginifica e vagamente surreale di Dans la maison e Ricky, e l’arlecchinesco colorismo di Potiche e Otto donne e un mistero, il cresciuto enfant prodige del cinema francese si concentra sulla realtà psicologica di una donna in divenire, consegnandoci un’indagine del personaggio così attenta e sfaccettata come mai prima nella sua filmografia. Lo sguardo di Ozon va oltre e sotto la pelle e le forme di Isabelle, croce e delizia dei suoi amanti. Volendo richiamare al cuore tematico di Dans la maison, va oltre la dimensione letterale (nel senso di superficiale) del sesso come “atto consumistico” tout court. Ozon scandaglia le motivazioni che spingono una minorenne a vendere il proprio corpo, non il denaro non l’amore nè il cielo (nella sua accezione di gloria e fama) parafrasando un noto album su vizi e virtù di Fabrizio De Andrè. Isabelle lo fa perché le piace e perché si diverte a provocare il lato frivolo degli uomini (come ammette nello sfrontato flirt tentato da perfetta Lolita kubrickiana verso il patrigno).
Un approccio psico-analitico che trova rigore e compimento nel susseguirsi delle quattro stagioni (dall’estate alla primavera), accompagnate da quattro canzoni di Francoise Hardy che, con dolce gusto melodico tipicamente francese, regalano sequenze musicali di pura estasi.

Ad impersonare la protagonista Marine Vacth, ventitreenne leonessa di Lione, bellezza acqua, sapone e rossetto, per la quale la dittologia del titolo può meritatamente (stra)volgersi in “giovane, bella e brava”. Il suo volto slavato e sensuale è puntuale per una femme che desidera diventare fatale prima del tempo.

Tommaso Tronconi 

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