Cinechat con Jonathan Demme: il regista si racconta al pubblico

A dir poco calorosa l’accoglienza riservata al regista e sceneggiatore americano Jonathan Demme, che in occasione dell’anteprima mondiale del suo Fear of Falling, nella sezione CinemaXXI al Festival di Roma, ha incontrato ieri stampa e pubblico in una “cinechat” pomeridiana.

Si parte con una carrellata di immagini tratte da alcuni suoi successi, da Il Silenzio degli innocenti al drammatico Philadelphia, passando per The Manchurian Candidate e per Una vedova allegra…ma non troppo, commedia dai toni grotteschi con una giovanissima Michelle Pfeiffer. Una produzione vasta che ha saputo dare voce a genere diversi, quella di Demme, nata e sviluppatasi con la convinzione che il cinema sia anzitutto uno “story telling”, ossia un racconto di storie a cui tutti prendono parte, dagli interpreti al cameraman: “Prendete attori come Denzel Washington e Meryl Streep, si assumono la piena responsabilità delle loro performance, ingrediente primario per il racconto della storia. Il cameraman poi decide la luce, i punti di vista attraverso cui narrare”.

Demme rievoca gli inizi della sua carriera, quando lavorava alla United Artists come scrittore per pubblicità, e poi la svolta: l’incontro con Roger Corman, brillante regista e produttore di opere low budget, che lo portò nel ‘71 a co-sceneggiare e produrre Angels Hard as They Come. E poi, l’ascesa verso Hollywood, il lancio commerciale promesso dalla Warner Bros attraverso Swing Shift, con Goldie Hawn e Kurt Russell. Una prova che non diede i frutti sperati, causa le divergenze che nacquero sul set tra Demme e la signora Hawn, e che portarono il regista a rinnegare il prodotto finale. Qui Demme farà un passo indietro, tornando momentaneamente ad opere a basso costo, come la screwball comedy Something wild.

La chat con Demme prosegue tra battute e lunghi flashback, per poi soffermarsi sul rapporto tra cinema e musica, due elementi che “si amano molto: il cinema aggiunge una nuova dimensione di vita alla bellezza della musica, e viceversa”. E ricorda l’amicizia con Enzo Avitabile, il compositore cui ha dedicato un intero documentario (Enzo Avitabile Music Life). Senza disdegnare autori come Neil Young, a suo dire “un perfezionista e un grande sperimentatore”, un artista “stupendamente cinematografico”.

Per arrivare all’ultimo Fear of Falling, che Demme non esita a definire “la più grande sfida” della sua carriera. Interpretato da Wallace Shawn e André Gregory, è il frutto dell’adattamento del dramma di Ibsen Il costruttore soleness, cui Demme ha lavorato per ben quattordici anni. Un ritorno al cinema indipendente dopo la (lunga) parentesi hollywoodiana? Forse, anche se a Demme non piace catalogare i suoi film con un “prima” e un “dopo”: “Ho fatto film di successo commerciale e mi sono anche innamorato dell’America dei film indipendenti, ma anche del neo-realismo italiano…”.

Ilaria Tabet

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