Out of the Furnace. Un mondo al di fuori della legge

Dopo l’acclamato Crazy heart del 2009, Scott Cooper sembra averci preso gusto, e si mette nuovamente dietro alla macchina da presa per firmare il suo secondo  lungometraggio da regista: Out of the Furnace. Presentato in concorso all’VIII Festival del Cinema di Roma, doveva inizialmente essere affidato alle mani di Rupert Sanders (quello di Biancaneve e il cacciatore, tanto per capirci), ma quest’ultimo rifiutò e l’incarico passò a Cooper. Un’ottima scelta, viene da aggiungere, soprattutto visti i risultati.

Il film è incentrato sulla vita di due fratelli, Russell detto “Slim” (Christian Bale) e Rodney jr. (Casey Affleck). Il primo fa una vita dura, lavora tutto il giorno all’acciaieria locale (siamo in un paesino dell’Indiana) e di notte assiste il padre, malato terminale di cancro. Rodney, in debito con Petty (Willem  Dafoe), cerca di arrabattarsi alla meglio, finché non parte per delle missioni in Iraq. Un giorno, mentre guida ubriaco, Russell si macchia di un omicidio colposo che gli costerà diversi anni in carcere. Una volta uscito, scopre che la fidanzata Lena (Zoe Saldana) lo ha lasciato per un altro, e che il fratello minore si è lasciato coinvolgere in un giro di scommesse clandestine. Quando questo scompare dopo essere partito per un combattimento suicida nel Nord-Est, la polizia sembra non venirne a capo e Slim capisce che dovrà farsi giustizia da solo.

Cooper, qui anche sceneggiatore e autore del soggetto, ritrae un mondo privo di speranza che si pone al di fuori del dominio della legge: un mondo in cui sembra di assistere ad un crollo pressoché totale di qualsivoglia valore. Entrambi i protagonisti (ottima la prova di Bale, ma quella di Affleck è ancora meglio) sono schiacciati da un senso d’impotenza che contagia, vivono vite alla deriva senza punti di riferimento cui aggrapparsi. Quei pochi che sono presenti all’inizio (Lena, o il padre malato) li lasciano a metà della storia.

Le ambientazioni cupe, ben fotografate da Masabu Takayanagi, e le musiche martellanti del cantante dei Pearl Jam, Eddie Vedder, fanno da cornice ad un avvincente thriller-drama, diretto con mano sicura da Cooper e prodotto da Leonardo Di Caprio (inizialmente in lista per la parte di Russell). Anche i personaggi di contorno, dall’integerrimo poliziotto Wesley (Forest Whitaker) a Petty (il sempre bravo Willem Dafoe), testimoniano l’alta qualità di un prodotto in cui nulla o quasi è stato lasciato al caso. Woody Harrelson è perfetto nella parte del cattivo di turno DeGroat, adottando per l’occasione il forte (e a tratti incomprensibile) accento del posto. Peccato che cast e regia abbiano scelto di non comparire al Festival, annullando così conferenza stampa e quella che sarebbe stata senza dubbio un’interessante cinechat con gli attori protagonisti.

Ilaria Tabet

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