Another Me. Isabel Coixet delude con uno strampalato horror psicologico

Forse, presentarlo in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma è stato un po’ troppo. Fatto sta che Isabel Coixet, che sfondò agli inizi del 2000 con La mia vita senza me e La vita segreta delle parole, ci ha voluto provare e, sedotta dall’omonimo romanzo per adolescenti di Cathy MacPhail, ha portato sul grande schermo Another me. La trama è presto detta: Fay (Sophie Turner) è una teenager come tutte le altre, non fosse altro che per il padre malato terminale di sclerosi multipla (Rhys Ifans) e la madre (Claire Forlani) che già intrattiene una relazione con l’insegnante di recitazione della figlia (Jonathan Rhys Meyers). Tutto cambia quando Fay avverte di essere seguita da un misterioso doppio, una ragazza identica a lei che mira a impossessarsi della sua identità e della sua stessa vita.

A ben vedere, la partenza non sarebbe malvagia. La voce fuori campo della Turner cattura, e lascia presagire quale sarà il tono e lo stile generale del film – o meglio, quello che la Coixet avrebbe voluto dargli: quello, tanto caro a critica e pubblico, del thriller psicologico (con frequenti incursioni nell’horror). Ma la regista sceglie, inspiegabilmente, di far intuire subito quale sarà il mistero da risolvere, risparmiandosi la fatica di costruirne il progressivo svelamento. Il risultato, a tratti noioso e a tratti ridicolo, è che la tensione non cresce, rimanendo piuttosto su un perenne livello medio-basso che tralascia il tipico colpo di scena.

La Coixet muove da grandi intenti (a suo dire, “turbare, commuovere, stimolare, appassionare lo spettatore”) ma finisce col dare vita a una sceneggiatura e ad un plot che sfociano nel banale – a partire da come viene risolto il problema del doppio (e caliamo un velo pietoso sull’incontro finale nel tunnel). Tutto fin troppo prevedibile e poco credibile, insomma, e la regista spreca un’opportunità che poteva dare frutti senza dubbio migliori. Si pensi, ad esempio, al tema dei complicati rapporti famigliari/coniugali, soffocati da un ambiente (quello di un ristretto appartamento popolare) divenuto asfissiante ed emotivamente claustrofobico. Un elemento cui la Coixet dice di aver dato importanza in fase di riprese – certo, bisogna prestarci attenzione, e molta anche, dato che i legami famigliari appaiono nettamente in secondo piano rispetto alle apparizioni stile horror movie che accompagnano la vita della protagonista.

Un peccato e una delusione, Another me, anche perché il cast è di tutto rispetto. Buona infatti, anche se non eccelsa, la prova della graziosa Turner, meglio nota per il suo ruolo di Sansa Stark nell’acclamata serie Il trono di spade. Inglese doc, tenta di salvare un personaggio che crolla sotto il peso dei dialoghi scadenti e di un mancato approfondimento psicologico. Rhys Ifans, ottimo interprete gallese (chi ha potuto resistere al rozzo coinquilino di “Notting Hill”?), ce la mette davvero tutta, ma finisce anch’egli con l’essere assorbito da uno script non all’altezza, così come la Forlani e il bel Meyers, che sfoderano una performance più che dignitosa (belle le sequenze della recita scolastica). Come si dice: tanta l’attesa, pochi i risultati.

Ilaria Tabet

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