Fuga dalla realtà. “Lo schermo e le emozioni”, concorso per soggetti cinematografici e televisivi

Si è concluso da poco a Napoli il concorso “Lo schermo e le emozioni”, dedicato agli studenti delle scuole superiori della Campania, con il fine di raccogliere i loro scritti per un soggetto cinematografico e una serie televisiva. Il concorso, che verrà ripetuto nel 2014 (qui puoi trovare il bando), è stato indetto dal nostro Cinemonitor, dalla Ad Hoc Film (produttrice di “Silvio Forever”) e dall’ARCI Movie di Ponticelli, dove combatte da tempo quell’avamposto culturale che è il cinema Pierrot, l’unica sala cinematografica in una landa desolata alla periferia di Napoli.

Ha partecipato al concorso un buon numero di scuole campane e sono stati selezionati una cinquantina di soggetti che hanno rispettato la normativa del bando. In qualità di membro della giuria giudicante ho passato le ferie estive a leggere gli scritti dei ragazzi e devo dire che mi ha colpito la qualità davvero notevole della scrittura di quasi tutti. Francamente non mi aspettavo che dei ragazzi, tra i 14 e il 18 anni, scrivessero così bene e con tanta fantasia. Evidentemente hanno partecipato i “migliori” studenti, probabilmente incoraggiati dai loro insegnanti. Oppure questa partecipazione sta a significare il contrario di quanto comunemente si crede e cioè che i giovani non amano scrivere, fagocitati dalla cultura digitale.

Lo stupore maggiore l’ho però provato nel verificare che la stragrande maggioranza dei soggetti pervenuti, anziché occuparsi della realtà napoletana, che da “Gomorra” in giù ha offerto non pochi spunti cinematografici a molti registi non solo italiani, si è invece misurata con mondi lontani mille miglia da quel mondo. Ecco qualche esempio. Un ragazzo ha scritto un soggetto su due personaggi degli ultramondi. Un altro ha preso spunto dalla materia shakespeariana per immaginare una guerra tra universi immateriali contrapposti. Tre ragazze hanno elaborato un diario scritto il secolo scorso da una donna americana. Un soggetto ha descritto a mo’ di thriller la cattura di Eichmann. Un altro ha raccontato una specie di piano alla Arsenio Lupin per mettere in scena la rabbia degli operai di una fabbrica abbandonata. Tre ragazzi hanno ambientato la storia nel 2043, dove di umanità ne è rimasta assai poca. Una ragazza ha, invece, scelto di raccontare una vicenda ambientata in America Latina durante l’ultima guerra mondiale. Un’altra ha immaginato una storia che ha luogo in California nel mondo discografico. Un’altra storia ancora è ambientata in un orfanotrofio londinese…

Insomma, la fantasia dei partecipanti al concorso ha spaziato dalla fantascienza all’irrealtà, oppure si è palesata nell’ambientare le storie in paesi lontanissimi come l’Australia o mitici come l’America. Mi sono interrogato sulle ragioni di una simile scelta. Forse nasce dal desiderio di dimenticare una realtà troppo dura da sopportare, come pure il bisogno di andare oltre il mondo che ci circonda, per sognare altri ambienti, altri personaggi, altri territori e spazi narrativi. Tutto ciò mi fa capire perché oggi al cinema i giovani amino vedere per lo più film che poco o nulla hanno a che fare col reale. È l’universo dei vampiri, delle guerre spaziali, degli ultraeroi che attira la massa dei nativi digitali. Mentre viene del tutto ignorato o marginalizzato il nostro mondo. Povero cinema d’autore, vien da pensare. E infatti capolavori come “Il nastro bianco” di Michael Haneke vengono reclusi tra i reietti. Non griderò allo scandalo, ma certo fa pensare. Questa assenza di interesse per le tematiche reali porterà alla fine del cinema d’autore? Oppure siamo noi pre-nativi digitali che attribuiamo valore a film che per i giovani d’oggi non ne hanno alcuno? Urge risposta.

P.S. Il primo premio, attribuito da una giuria di non giovani (giusto sottolinearlo) è andato a un soggetto, scritto benissimo in prima persona da una diciottenne che racconta l’amore contrastato della protagonista per una sua compagna di scuola. Non avessero già filmato “La vie d’Adèle”, sarebbe perfetto per un film.

Roberto Faenza

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