Il terzo tempo. Opera prima sulla crescita e la speranza

La vita di Samuel non è mai stata semplice. Figlio di una tossica e di un padre sconosciuto, entrato e uscito più e più volte dal riformatorio, i suoi occhi sono l’espressione di un’adolescenza tormentata alla ricerca di una propria dimensione nell’illegalità. Enrico Maria Artale, però, in Il terzo tempo, sua opera prima, non vuole certo dirci da dove proviene Samuel, ma piuttosto dove è diretto.

Finito l’ennesimo periodo di reclusione, il magistrato di sorveglianza lo inserisce in un programma di riabilitazione da svolgere presso un’azienda agricola della provincia romana. Qui Samuel incontra Vincenzo, suo supervisore, con il quale instaura un rapporto sin dall’inizio burrascoso. Due caratteri introversi e allo stesso tempo schiavi del loro dolore che tentano in tutti i modi di urlare, ognuno a proprio modo, la loro rabbia: da un lato Samuel ribelle per natura e insofferente a qualsiasi regola e dall’altro Vincenzo che, depresso per la morte della moglie avvenuta anni prima, cerca di rifugiarsi nell’alcol.

Grazie all’incontro con Flavia, figlia diciassettenne di Vincenzo, sensibile e molto matura per la sua età, il viaggio emotivo che compierà Samuel lo farà uscire dalla gabbia che lui stesso si è costruito attorno; dapprima aggressivo e violento con chiunque, poi più riflessivo e infine vincente come forse non è mai stato prima, il ragazzo troverà in sé stesso la forza per riscattarsi. Ma non sarà da solo in questa impresa. Vincenzo, allenatore della squadra di rugby locale, lo guiderà alla scoperta di questo sport definito “di combattimento e di situazione”, offrendo così a entrambi l’opportunità di trasformare le loro fragilità in successi. Qui, il classico luogo comune dello sport in grado di salvare gli animi va a scontrarsi con una scrittura fresca e molto avvolgente, dove le parole non affollano lo spazio ma piuttosto riempiono i vuoti.

Il terzo tempo, quello che si svolge al termine delle partita tra le squadre avversarie e le diverse tifoserie, celebra la vittoria e la sconfitta dentro e fuori del campo, è il tempo di Samuel e Vincenzo che attraverso il loro incontro-scontro avranno modo di crescere e di conseguenza rinascere entrambi, l’uno attraverso l’altro. Film essenziale e profondo allo stesso tempo, non solo per le tematiche trattate, ma soprattutto per gli sguardi pieni che raccontano un mondo dove le parole sono superflue, traspira emozione dall’inizio alla fine, quella comune a tutti quando si riesce a rinascere e si raggiungono piccoli traguardi attraverso i sacrifici e la forza di volontà. Forse ognuno può identificarsi in Samuel, ragazzo umano che non ha più paura delle sue fragilità, affrontate a testa alta. Proprio come un bravo sportivo sa fare.

Stefania Scianni

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