WAU! Nonostante tutto c’è ancora da stupirsi

IMMaginario è una manifestazione dedicata alla comunicazione in tutte le sue forme: uno di quei festival che ti lascia senza parole. Innanzitutto la cornice in cui si svolge è meravigliosa: il centro storico di Perugia, dove persino gli hotel che ospitano gli autori sono degli autentici musei ricchi di storia e fascino. E poi l’organizzazione è davvero capillare: serate di teatro, mostre, workshop, seminari, e ancora sezioni dedicate al fumetto, presentazioni di libri e quella, immancabile, sul fenomeno emergente del momento: le webserie. Di fronte a tutta questa bellezza che è soprattutto cultura viene istintivamente da pronunciare WAU! Sì, wau che non è frutto di un errore tipografico, ma che oltre a voler essere un espressione di pura meraviglia da oggi sarà un acronimo di cui sentiremo spesso parlare.

La giornata conclusiva dell’IMMaginario Web Fest, infatti, ha vissuto un interessante fuori programma con la presentazione inedita del progetto W.A.U. – Web Artists United, grazie agli interventi di numerosi autori che hanno sposato da diversi mesi il modello del regista Gianluca Giardi, ed hanno scelto il contesto del Festival IMMaginario per presentare la loro idea di progettualità condivisa dedicata agli autori del web. Nato spontaneamente dall’esigenza comune di trovare un sistema che permettesse agli artisti di fare rete in maniera sistemica e progettuale, WAU vuole essere collettore di istanze e contenitore di sistema, al fine di dare voce all’esigenza dei protagonisti di un mondo come quello delle webserie che, ad oggi, vive un’intensa accelerazione ma manca ancora di strumenti adeguati per tutelare le esigenze di chi ne produce i contenuti.

Nel corso della discussione, che ha visto numerosi interventi da parte del pubblico, sono emerse sin da subito delle proposte operative, come la necessità di monitorare meglio l’equità dei criteri selettivi dei lavori finalisti nei festival dedicati proprio alle webfiction, e l’idea di creare dei canali di scambio di professionalità e attrezzature al fine di rendere più immediata e semplice la risoluzione di problematiche produttive. Un primo esempio di produzione incrociata è già nato attraverso il gruppo Facebook WAU, con la realizzazione, nel corso dello stesso IMMaginario, di un progetto (The AWEBENGERS) che ha visto coinvolte sette diverse webserie, un “crossover” filmico, che però è servito a testare una prima, ludica, forma di collaborazione produttiva e che presto sarà fruibile online; il prossimo appuntamento sarà una convention, una vera e propria tavola rotonda da tenersi nei primi mesi del 2014. Con questi presupposti e nonostante l’incertezza generale che caratterizza i nostri giorni, sarebbe bello se da oggi la parola più usata in giro fosse Wau, per tornare a stupirci come i bambini.

Michele Pinto

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