What is Left? Quando essere di sinistra diventa un lavoro

Cosa rimane dopo vent’anni di berlusconismo, dopo che la sinistra italiana si è dimostrata – ad ogni occasione – incapace di offrire un’alternativa valida al malgoverno della destra? Cosa rimane dopo che gli ideali di una volta, quelli che per decenni hanno caratterizzato e distinto la Sinistra con la “s” maiuscola, sono andati perduti e sostituiti da una politica dei “professionisti”? È la domanda che si pongono Luca Ragazzi e Gustav Hofer, giovane coppia di trentenni alle prese con un problema dalla non facile soluzione: che cosa è la sinistra oggi? Da qui il gioco di parole custodito nel titolo del loro ultimo documentario, What is left?, di cui firmano anche regia e sceneggiatura, sagace riflessione sullo stato della politica italiana contemporanea che fa seguito agli apprezzati Improvvisamente l’inverno scorso (2007) e Italy: love it or leave it (2011).

Alternando cortei, manifestazioni in piazza, interviste ad esponenti politici e momenti di vita privata nel loro appartamento romano, Luca e Gustav, da sempre elettori di sinistra, ci conducono attraverso un viaggio dai toni ironici e vagamente rassegnati, che riflette lo spaesamento dell’italiano comune di fronte agli eventi degli ultimi anni. Dalla partita Renzi-Bersani all’ascesa del “clown” delle masse Beppe Grillo, dalla sostanziale sconfitta del Pd nelle votazioni dello scorso febbraio all’elezione di Laura Boldrini come Presidente della Camera – sino all’imbarazzante vicenda che vide il Pd spaccarsi nella scelta del nuovo Presidente della Repubblica. L’anno della svolta decisiva, quello che avrebbe segnato la fine dell’era berlusconiana, si è invece rivelato un nuovo tassello nella storia della delusione italiana. Il tutto è intramezzato dall’immaginario (e irresistibile) quiz televisivo cui Luca e l’altoatesino Gustav partecipano, sottoposti dalla conduttrice a domande botta e risposta su tematiche di lavoro, giustizia sociale e compagnia bella, cui devono rispondere con un semplice vero/falso.

L’immagine finale fornita dai due è senz’altro desolante, tesa a raffigurare un partito che dello spirito originale conserva ben poco (come suggerisce la voce narrante di Lucia Mascino, quando dichiara che “ormai la parola sinistra è sparita anche nel nome”). Una sinistra estranea ad un reale contatto con il popolo e con i problemi del Paese.
E tuttavia l’atmosfera resta leggera e le battute non mancano, come quando si scherza – certo, con amarezza – sulle “smacchiature dei leopardi” citate come un mantra da Bersani in campagna elettorale (“vent’anni di storia a nanna con un peluche”); o quando l’idealista Luca, che ancora si commuove ad ascoltare un gruppo che suona gli Inti-Illimani alla stazione della metro, polemizza sulla retorica del “cittadino” usata dal Movimento 5 Stelle: “Io i cittadini li ho già nel palazzo, e non sono riusciti a cambiare un citofono in cinque anni”.

Tra le dichiarazioni di Dario Franceschini, Fabrizio Barca, Stefano Rodotà, il venticinquenne Enzo Lattuca (nuova forza del Pd), la candidata di Sel Celeste Costantino e il grillino Alessandro di Battista, Luca e Gustav firmano un documentario intelligente prodotto dalla HIQ Productions e realizzato col sostegno di Rai3, ricco di spunti interessanti per la stessa classe dirigente (e chissà se il Pd lo vedrà), inarrestabile nella sua volontà/necessità di comprendere il presente per poter sperare in un futuro migliore. Si perché, se non si può che essere d’accordo con la voce fuori campo quando afferma che, negli ultimi tempi, “essere di sinistra è stato un lavoro”, la speranza che si intravede nelle parole dei protagonisti ci contagia, facendoci pensare che, un giorno, la sinistra – quella vera – rinascerà e tornerà ad essere quella di una volta.

Ilaria Tabet

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