Blue Jasmine. Allen torna ad alta quota con il ritratto di una donna sola

Lo credevamo perduto, infallibile estro comico diluito in cartoline sbiadite. Ma Woody Allen è tornato in grande stile. Il sipario si schiude su un lungo, faticoso monologo. Prima classe, volo diretto a San Francisco. La protagonista, bocca impastata da qualche bicchiere di troppo, stordisce a chiacchiere la malcapitata vicina di posto: una vecchietta del tutto sconosciuta su cui Jasmine riversa vita, amore e delusioni, come se stesse parlando a un’amica d’antica data. Allen imposta subito il tono.

Jasmine è un personaggio arrogante e patetico, donna/narciso, disperatamente sola. La scena può provocare un accenno di sorriso, nulla di più. Perché Blue Jasmine è soprattutto un film, disperante e disperato, sulla discesa agli inferi di una donna tradita e mortificata nel profondo. Nel ruolo/titolo della pellicola, Jasmine/Blanchett (in odore di Oscar), vedova di un uomo di finanza senza scrupoli suicidatosi in galera, offre prestazioni d’attrice gigantesche, accompagnando con virtuosismi mai fine a se stessi un personaggio assai più mutevole di quanto possa apparire in silhouette. Accecata dall’ossessione per la dignità, la donna non può che provare odio nei confronti della sorella Ginger (Sally Hawkins), piccolo borghese che si trascina da un fallimento sentimentale a un altro.

Sapiente struttura narrativa quella allestita da Allen. Un tempo in cui passato e presente si annullano e il futuro resta un interrogativo cui è meglio non domandare troppo. Un tempo confuso cui corrisponde lo smarrimento psichico della protagonista. L’autore di Manhattan sembra essere stuzzicato da una certa morbosità perversa. Con spirito che sembra evocare il miglior Fitzgerald, filma la vita da sogno delle classi alte e apparentemente intoccabili dove il marito di Jasmine (Alec Baldwin), truffatore di prima categoria, inganna se stesso spacciandosi per filantropo.

Sempre più rara sul grande schermo, Blanchett si consacra totalmente al teatro insieme al marito Sidney. Sul palcoscenico interpreta la Blanche di Williams con il realismo di una donna che ha perso da tempo il senso della realtà. In Blue Jasmine c’è anche questa donna: esasperante, folle , toccante , divertente, coraggiosa, sprezzante. Donna non più sull’orlo di una crisi di nervi, ma subito in preda a una dolorosa depressione. La sua vita in solitudine riempie lo schermo e il cuore. “Ho sentimenti veri “, dice l’amante abbandonata per le sue menzogne. Martini e xanax non possono riparare il vaso di fiori rotto da una vita di finzione.

Chiara Roggino

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