La piccola Eline sorride all’amore «Un inno alla vita dopo il lager»

Da Il Corriere della Sera.it 

LOS ANGELES — Roberto Faenza ha scelto la 23enne londinese Eline Powell come protagonista del suo film Anita B., tratto dal romanzo di Edith Bruck Quanta stella c’è nel cielo (Garzanti), dopo averla vista in Quartet di Dustin Hoffman.

Il libro, che vinse nel 2009 il Premo Viareggio, è stato sceneggiato dall’autrice con Faenza e Nelo Risi in collaborazione con Iole Masucci: ha come protagonista un’adolescente ebrea sopravvissuta ai lager nazisti («Prima di interpretare Anita — ha raccontato Eline — sono andata in un campo di concentramento ed ero spaventata, disperata nell’anima»). I suoi genitori, deportati, sono stati mandati alle camere a gas. Internata in un orfanotrofio di Budapest, Anita sarà liberata da una sorella di suo padre, che ha un figlio poco più che ventenne, Eli, del quale la fanciulla si innamora.

Prodotto da Elda Ferri e Luigi Musini, Anita B. ha ottenuto il patrocinio del comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah e il prossimo 27 gennaio, per la Giornata della memoria, al Museo Yad Vashem di Gerusalemme, avrà luogo una tavola rotonda sul tema «Ricordare, come ricordare».

Spiega l’attrice, che ha studiato e approfondito la materia del libro per il suo primo ruolo da protagonista: «La mia generazione non ha piena consapevolezza di quanto ho rivissuto nel film. Tutto si svolge in un Dopoguerra in cui l’unica cosa che contava era la voglia di rinascere». Osserva, determinata: «Non è giusto raccontare i film prima che il pubblico li veda e provi emozione. Anita è sensibile, nessuno intende più sentire parlare del dramma dei campi di concentramento, tutti desiderano solo cancellare la memoria. Lei vuole trovare l’amore, guardare al futuro».

Dichiara Faenza: «Sono stati necessari due anni per trovare i finanziamenti. Sono stati realizzati tanti film sulla Shoah, ma pochissimi sono stati prodotti sul “dopo”, sulla volontà di affrontare la vita dopo la distruzione».

Osserva Eline: «Ho approfondito con passione la materia insieme a Dopotutto il cast, da Robert Sheehan/Eli, famoso in Usa e Gran Bretagna per la serie “Misfits”, all’attrice ungherese Andrea Osvart, a Moni Ovadia, Jane Alexander… Produttori e distributori stanno organizzando una serie di proiezioni per le scuole in Italia e nel mondo. Girare a Bolzano e Praga è stata un’iniezione di energia e cultura, così come capire nel profondo, attraverso il suo coraggio, un altro personaggio, quello di Sarah, la traghettatrice, che organizza esodi verso la Palestina».

Com’è nata la passione per la recitazione in quest’attrice dai lineamenti delicati e volitivi al tempo stesso, che ammira Marion Cotillard e Ann Margret, vede e rivede i film di Woody Allen e di Hitchcock, e cita le ballate di Sàndor Petofi? «Ho sempre desiderato recitare e sono grata a Dustin Hoffman che mi ha offerto la possibilità di farlo con attori come Maggie Smith e Tom Courtenay. Con loro sono andata al Festival di Toronto ed ero emozionata sul mio primo tappeto rosso perché il lavoro sulla recitazione è il baricentro della mia vita. Avere la possibilità di lavorare su un personaggio complesso e coraggioso quale è Anita, è stato come impossessarsi della sua e della mia identità, un modo per maturare. Spero che il film sia visto dai miei coetanei che, lontanissimi dall’orrore di Auschwitz, dovranno scavare nel passato, porsi domande e cercare risposte andando controcorrente in tempi di commedie a tutti i costi».

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