Capitan Harlock, un pirata che ridà speranza

Il personaggio di Capitan Harlock racchiude in sé molteplici e affascinanti elementi narrativi. È un tenebroso per natura, solitario e deluso dalla razza umana tanto da allontanarsene; esplora lo spazio e viaggia in una nave,“l’Arcadia”, il cui nome rievoca il luogo mitico della Grecia in cui vivono gli uomini liberi, in un’utopistica pace tra loro. Ma prima di tutto, Harlock è un pirata, un predone stellare, un erede tecnologico dei più antichi filibustieri che sin dal 1500 solcavano i mari per razziare vascelli carichi di merci, accumulando così tesori sotto il vessillo del Jolly Roger; lo stesso che decora la nave e i vestiti del Capitano (due tibie incrociate sotto un teschio).

Proprio grazie al manga ad egli dedicato, la bandiera dei corsari (dal francese jolie rouge) per quanto abbia sempre evocato un pericolo imminente di morte nell’immaginario collettivo, si è via via trasfigurata in un simbolo d’avventura e soprattutto di libertà: gli stessi temi che ben traspaiono nell’adattamento cinematografico che la Toei Animation ha curato dell’opera di Leiji Matsumoto. Infatti, dopo quasi quaranta anni dalla sua prima messa in onda televisiva, il cartone animato che tanti adulti di oggi guardavano in infanzia è arrivato finalmente sul grande schermo proprio all’inizio del nuovo anno: l’evento è stato tanto atteso anche nei social network dove centinaia di nostalgici hanno omaggiato per mesi il reboot con foto e fanmovie.

Presentato fuori concorso al 70° Festival del Cinema di Venezia, Capitan Harlock ha riscosso pareri molto positivi tra aficionados e non: lo stesso James Cameron lo ha definito un capolavoro. Di primo acchito, il lavoro appare sicuramente lodevole in quanto, pur utilizzando le nuove tecnologie della 3D animation, non rinuncia ad un design un po’ retrò che si rifà allo stile scenografico di Méliès o alle stravaganti macchine fantastiche della narrativa di di Jules Verne (Ventimila leghe sotto i mari, in particolare).

Dal punto di vista prettamente estetico pertanto il lungometraggio appare oltremodo originale, miscelando elementi decorativi di chiara ispirazione piratesca alle più avveniristiche tecnologie caratterizzanti il volo spaziale. Narrativamente parlando, invece, seppur molto ben dettagliata e talvolta malinconica, la storia si presenta leggermente ermetica e di non facile comprensione ad un pubblico non incline ai racconti fantascientifici che scomodino termini riguardanti le velocità prossime a quella della luce, la curvatura dello spazio e via dicendo. Un film da non perdere, specialmente in questo particolare momento storico in cui c’è davvero bisogno di opere oniriche che diano agli uomini la speranza in un futuro migliore.

Michele Pinto

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