Virzì nel mirino del centrodestra: tutti contro “Il capitale umano” (senza averlo visto)

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Sotto tiro. Accade a Paolo Virzì per via del suo nuovo film, molto bello e per nulla offensivo nei confronti della Brianza. “Il capitale umano” è uscito giovedì 9 gennaio in circa 400 copie, targato Raicinema, e niente lasciava prevedere fino a due giorni prima che giornali e politici di centrodestra l’avrebbero preso di petto per imbastire una campagna mediatica al vetriolo, volta a ribadire il punto di vista del Nord operoso sul regista venuto da Roma (anche se lui è livornese doc). «Soldi pubblici al film che insulta chi lavora» ha sparato in prima pagina “Libero”, con tanto di commento del direttore Maurizio Belpietro e una serie di articoli sdegnati, eccezion fatta per la recensione positiva di Giorgio Carbone acrobaticamente intitolata «Quest’opera è più intelligente del suo autore». Di identico tenore lo strillo della “Padania”, su articolo vergato da Andrea Monti, assessore al Turismo della Provincia di Monza: «Il regista Virzì intasca 700 mila euro per insultare la Brianza”. Mentre ieri “il Giornale” aveva accusato, per la penna di Alessandro Gnocchi che peraltro viene da “Libero”: «Così il cinema getta benzina sull’odio di classe». Odio di classe?

Una gragnuola di accuse e precisazioni, nata sulle pagine di “La Provincia di Como” a causa di alcune affermazioni rilasciate dal regista a Natalia Aspesi per “la Repubblica”. Specie laddove Virzì, replicando quanto già detto al “Secolo XIX” il 19 dicembre scorso, spiegava forse con un pizzico di ingenuità: «Cercavo un’atmosfera che mi mettesse in allarme, un paesaggio che mi sembrasse gelido, ostile e minaccioso. Mi interessavano due scenari: l’hinterland coi grumi di villette pretenziose dove si celano illusioni e delusioni sociali; e i grandi spazi attorno a ville sontuose dai cancelli invalicabili». Il giorno dopo, sempre su “la Repubblica”, la livornese Concita De Gregorio faceva il bis con una recensione entusiastica, rafforzando l’effetto-bandiera. Troppo? Troppo.

Mercoledì 8, magari a evitare che l’intera Brianza boicottasse il film ritenendolo oltraggioso, il cineasta ha provato a ridimensionare il caso, gettando acqua sul fuoco. «È una polemica buffa e scomposta, del tutto infondata. Lì per lì ho pensato a una parodia. Credo che chi dice e scrive quelle cose non abbia visto il film, non sappia che la storia è ambientata in una Brianza immaginaria». E ancora: «Ho usato la Brianza letterariamente, da straniero, per suggestione, puntando sul mio spaesamento. Del resto il film è una metafora: la provincia ricca con un disagio segreto, un mistero, un allarme sottotraccia. Qualcuno l’ha presa male. Perdonatemi».
Sarà perdonato? A occhio no, infatti via Twitter e Facebook sono subito ricominciate le ostilità, in un scambio di messaggi sembra più insolenti. Con l’assessore Monti che ha irriso «la buffa retromarcia (smentita) paracula di Virzì» aggiungendo nuove contumelie; e il regista, inviperito, lesto a replicare così: «Scusi, lei è davvero un assessore? Ma la smetta, abbia rispetto dei cittadini che rappresenta, si dia un contegno, lei è un uomo delle istituzioni, lasci fare il buffone a noi gente dello spettacolo. Forse ho sbagliato tutto: nel film c’è un assessore leghista troppo composto rispetto alla sguaiataggine di questo Monti… Mi meritate le commedie demenziali». Alla canea sul web s’è aggiunto, per non farci mancare nulla, anche l’ex governatore Formigoni, mettendoci del suo contro Virzì senza aver visto naturalmente il film.

In verità “Il capitale umano”, undicesimo film del regista, è forse il suo più bello e maturo, certo il più sorprendente: essendo una sorta di thriller etico desunto con rispettosa libertà dall’omonimo romanzo americano di Stephen Amidon. Dal Connecticut alla Brianza il passo non è breve, ma a Virzì, che cinematograficamente non s’è mai avventurato sopra Pisa, non si può rimproverare di essere salito lassù per ambientarvi quell’intreccio di pulsioni e frustrazioni. Un po’ come dev’essere apparsa la East Coast americana al taiwanese Ang Lee quando girò “Tempesta di ghiaccio”. Lee con una punta di Chabrol e naturalmente sullo sfondo “La commedia umana” di Balzac. Conferma il regista al “Secolo XIX”: «Mi interessava far emergere le questioni italiane non attraverso proclami o affondi moralistici. I temi sono l’avidità, la ricchezza, la competizione, il ruolo marginale della cultura, i conflitti generazionali, le smanie di adulti egocentrici e irresponsabili. Ma sotterrando tutto nel racconto. Senza enfasi apocalittiche, con un’architettura narrativa da puzzle venato di “giallo”, ho voluto lanciare un allarme sul nostro tempo».

Ma ormai la frittata è fatta, il nemico è stato individuato. Pronti a infiocinare Virzì per aver ricevuto 700 mila euro dal ministero ai Beni culturali, “Libero”, “il Giornale” e “la Padania” dimenticano che per i disastrosi “Barbarossa” e “11 Settembre 1683” il regista Renzo Martinelli, considerato vicino alla Lega, ricevette dal Mibac complessivamente 2 milioni e 600 mila euro, con risultati di botteghino inesistenti. Tutto archiviato? Per questo non sembra aver torto Virzì quando invita: «Discutere di un film è interessante, fissarsi su una mezza frase del suo regista, meno. Francamente mi sembra una polemica basata su un pregiudizio acido». Francamente è così.

Michele Anselmi

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