C’è del marcio a Osage County: inferno di famiglia nel MidWest

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Fateci caso: quando non si sa bene come titolare un film che sfodera il nome di un luogo nel titolo originale, i distributori italiani aggiungono la parolina magica “segreti” e il gioco è fatto. Esempi: “I segreti di Peyton Place”, “I segreti di Twin Peaks”, naturalmente “I segreti di Brokeback Mountain”, adesso “I segreti di Osage County”. Di solito storie rurali o di provincia, tra sesso, trasgressioni, rancori, ipocrisie, vendette di famiglia e torbide relazioni. E pensare che il bel film di John Wells, tratto dalla pièce teatrale di Tracy Letts (è un uomo, vincitore di un Pulitzer, anche se il nome suona femminile), in originale si chiama più oggettivamente “August: Osage County”, il mese e il posto, a dire il caldo rovente e un pezzo di MidWest, nel cuore agricolo e piatto dell’Oklahoma.
Dura due ore e si svolge quasi tutto all’interno di una bella casa di campagna, col patio, le sedie a dondolo e le retine contro le zanzare, mentre dentro, tra tendaggi e oscurità, si consuma una resa dei conti al suono di “Lay Down Sally”, la canzone country-rock di Eric Clapton che torna più volte nel film, insieme alla famosa copertina del disco “Slowhand” (1977).
«There is nothing that is wrong / In wanting you to stay with me», non c’è nulla di sbagliato nel chiederti di restare qui con me, recita il primo verso, sull’accattivante riff di chitarra; e intanto facciamo la conoscenza dei dodici personaggi che compongono la storia corale, lì dalle parti di Pawhuska, dove la famiglia Weston si raccoglie per un funerale: il patriarca Sam Shepard, uno che nei titoli di testa si presenta così («”La vita è molto lunga”. T. S. Eliot. Non è stato il primo a dirlo o a pensarlo, ma aveva dannatamente ragione»), ha mollato tutto e tutti, inclusa la moglie malata di un tumore alla bocca e l’amata bottiglia di bourbon, per suicidarsi nelle acque di un lago.
Siamo dalle parti di Tennessee Williams con un pizzico di Eugene O’Neill e una spruzzata di Edward Albee, ma ce ne fossero di copioni così, e anche il regista Wells, che viene da “E.R.” e si fece apprezzare col notevole “The Company Men” uscito da noi solo in dvd, si intona alla forza della parola scritta e parlata, facendo prendere l’aria che serve alla tessitura di impianto teatrale e pilotando con la naturale tendenza a gigioneggiare di alcune delle star. Infatti poteva essere, alla maniera di “Fiori d’acciaio”, un tripudio di assoli; invece “I segreti di Osage County” prende una via saggia: rispetta la complessità del testo, i diversi punti di vista, i colpi di scena e le numerose scenate, ma li orchestra senza cadere nei cliché tipici del genere, sicché, da un certo punto in poi, quasi ti dimentichi degli attori, certo carismatici e coinvolti, e cominci davvero a seguire la storia familiare, sapendo che probabilmente non andrà a finire tanto bene (ci sono tutti i presupposti sin dall’inizio).
L’intreccio è complesso. Mentre la matriarca Meryl Streep, con parrucca scura per via della chemio e un’instabilità permanente a causa della gran quantità di pillole trangugiate, pilota il gioco al massacro sulla bara del marito, non avendo più nulla da perdere e anzi quasi divertendosi a provocare, le tre figlie Julia Roberts, Julianne Nicholson e Juliette Lewis portano dentro casa motivi vecchi e nuovi di risentimento. La prima si sta separando, in Colorado, dal marito professore Ewan McGregor e non sa come prendere la figlia adolescente Abigail Breslin; la seconda, remissiva e gentile, s’è presa cura della mamma malata amando di nascosto il cugino, ritenuto poco smart, Benedict Cumberbatch, figlio della tirannica Margo Martindale e dell’estenuato Chris Cooper; la terza è una sciroccata che vive in Florida e arriva in Ferrari insieme all’amante dissoluto Dermot Mulroney. Il tutto sotto lo sguardo vigile e premuroso della domestica indiana Misty Upham.
Abbiamo usato il nome degli attori per non complicare troppo le cose, ma avrete capito il clima generale: a mano a mano che l’agostana calura si distende sulla comitiva rissosa, vengono al pettine nodi irrisolti da anni, anche segreti inconfessabili (che poi tanto segreti non sono), in un crescendo di tensioni e affondi, fughe e vergogne che culmina nel pranzo col tacchino. «Grazie a Dio, non conosciamo il futuro, altrimenti chi si alzerebbe dal letto?» ghigna Meryl Streep, alla sua diciottesima nomination all’Oscar, e bisogna riconoscere che il ruolo era a rischio “over acting”, anche per via del temperamento perfido e anaffettivo di questa madre-matrigna incattivita dal male.
Se vi piace il cinema di parola e di ambiente contadino, “I segreti di Osage County” è il film che fa per voi. La fotografia di Adriano Goldman è perfetta, splendente ma non invadente, “Lay Down Sally” fa da ottimo contrappunto alla tragedia americana e le voci italiane sono azzeccate (Maria Pia Di Meo e Cristina Boraschi per Meryl Streep e Julia Roberts), anche se l’originale è tutta un’altra cosa.

Michele Anselmi

Lascia un commento