All is Lost – Tutto è perduto. La necessità di andare avanti

Il nostro uomo è senza nome: nulla sappiamo delle sue origini. Da dove proviene? Dove si trova? Unica certezza: il suo viaggio si concluderà nel bel mezzo dell’oceano. Sul fondo della stiva, ogni attrezzatura necessaria ad affrontare il minimo incidente. Il protagonista analizza a sangue freddo la situazione procedendo con metodo secondo le misure d’emergenza. Intrappolato in balìa della grande macchia azzurra, solo, alla mercé degli elementi. La cinepresa accompagna il marinaio come fosse anch’essa, obiettivo e mano invisibile, prigioniera dell’imbarcazione. Da questa posizione privilegiata osserva ogni mossa del suo compagno di bordo, lo accompagna in cabina quando infuria la tempesta per poi spegnersi al calar del sonno su palpebre addormentate. Dal punto di vista stilistico, ogni inquadratura è catturata senza indietreggiare, con un’eccezione: l’obiettivo assume i tratti di soggettiva introducendo il punto di vista di un nuovo (co)protagonista. L’oceano. Dal profondo, esso osserva il nostro uomo alla deriva, sulla superficie, attendendo l’istante in cui potrà trainarlo nei suoi abissi.

L’attore riesce ad incanalare una tal dose di grazia ed energia tali da spingere necessariamente all’ammirazione. Artigiano coraggioso, pronto ad assumersi la piena responsabilità e il peso del film: impegnandosi fisicamente, senza appoggiarsi al dialogo o ad un eventuale partner. In un certo senso Redford condivide il destino del suo personaggio. Al di là di ogni contesto narrativo e lontano da ogni canonica messa in scena atta a delineare la tipologia del carattere umano, Chandor mette in scena un individuo senza età, solo contro il mare infinito, probabilmente destinato alla morte.
La sceneggiatura non prevede la salvezza del suo eroe. Tuttavia lo script si basa su qualcosa di ancor più profondo legato a doppio nodo allo spirito: un’esperienza esistenziale. L’uomo, perduto in mezzo al nulla, potrebbe rassegnarsi per disgusto alla vita e allo stesso tempo potrebbe aggrapparsi, rendendosi conto che quella stessa esistenza può offrirgli ancora qualcosa di buono. Dice Redford del suo personaggio: “Penso si possa semplificare molto la cosa. Dal punto di vista dell’attore, secondo me il film parla del momento in cui la vita diventa troppo difficile e ti arrendi. Ci sono invece alcune persone che vanno avanti comunque, perché è l’unica cosa da fare. Continuare. Continuare a superare una cosa impossibile perché è tutto ciò che puoi fare. Vai avanti quando tutti gli altri si arrendono. Questo film parla di un personaggio che va avanti perché può fare solo quello. E non tutti ci riescono. E’ tutto incentrato su quello che fa quest’uomo per non arrendersi, contro ogni possibilità“.

Chiara Roggino

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