La cultura si mangia sempre meno. Il rapporto Federculture 2013

Come a ogni inizio anno è arrivato puntuale il rapporto di Federculture 2013. Un appuntamento imperdibile al pari dei rapporti Censis di De Rita. Federculture è una associazione che comprende soggetti pubblici e privati che operano nella gestione dei servizi culturali e turistici, nel segno dell’ormai defunto Ministero del Turismo e Spettacolo, cancellato da un referendum nel 1993 e poi risorto identico, con solo il nome cambiato, come spesso succede in barba alla volontà popolare. Buone notizie? Dato lo stato comatoso del paese, sarebbe insensato aspettarsele. E infatti non sono buone.

Mentre nel decennio 2012-2011 la diffusione della cultura era cresciuta addirittura del 25,4%, in controtendenza rispetto agli altri consumi, quasi a dimostrazione che la crisi economica non restringe ma anzi allarga la produzione di beni immateriali, nel 2012 è scesa del 4,4%. Non sono noti dati più aggiornati, ma tutto fa prevedere che il 2013 non sia andato meglio. È calato il cinema (-7,3%), il teatro (-8,2%), le visite a mostre e musei (-5,7%) e di moltissimo è sceso il consumo di musica classica (-22,8%), uno scivolone questo davvero preoccupante. Dunque nel 2012 gli italiani hanno speso meno in cultura (complessivamente il 7,1%) ed è aumentata di parecchio la percentuale di persone (2,9%,, ovvero dal 36% al 38,9%), che nel corso dell’anno non hanno partecipato nemmeno a un evento culturale. Se ci mettiamo a confronto con gli altri paesi europei, siamo stipati negli ultimi gradini.

“Mangiamo” pochissima cultura, tanto per impiegare un verbo che non userebbe un noto ex ministro dell’economia. Solo l’8% contro la media UE del 18%. Se poi ci confrontiamo con chi sta in vetta, vedi la Svezia con un buon 43%, siamo proprio malmessi. Eppure è di questi giorni il dibattito sul valore economico dei beni culturali del Bel Paese, dai siti archeologici all’arte ammassata nei musei. Un valore tanto alto che non bastano decine di zeri per stimarlo. A qualcuno verrebbe in mente di pensare che, proprio perché circondati da tanta bellezza, gli italiani non la sanno apprezzare. Come una bella donna accanto a un marito inconsapevole.

Roberto Faenza

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