Gli ultimi giorni di Pompei, pensando a Titanic

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “Cinemonitor”

Mettiamola così, per dare l’idea. “Il gladiatore” che incontra “Dantes’s Peak” che incontra “Titanic” che incontra “L’uomo che sussurrava ai cavalli”. Risultato: “Pompei”, anzi “Pompeii” (con due “i”, secondo la dizione latina) nel titolo originale per il mercato anglofono. Tornano i cosiddetti “sandaloni”, insomma i pepla per dirla col compianto Lino Miccichè, magari anche alla luce del successo riscosso dalle due serie tv, assai violente e alquanto audaci sul versante erotico, intitolate a “Spartacus”. E naturalmente gli strabilianti effetti speciali digitali mantengono le promesse, mostrando la mitica eruzione del 79 d.C. come mai s’era vista al cinema, in un trionfo di lapilli, lava, bombe di fuoco, coltri di fumo e cenere, terremoti che aprono la terra, acque che bollono e il mare che diventa tsunami tutto inondando. Un kolossal su Pompei avrebbe dovuto girarlo Roman Polanski, qualche anno fa, starring Orlando Bloom e Scarlett Johansson; non se ne fece più nulla, e così a un secolo esatto da “Gli ultimi giorni di Pompei” di Mario Caserini ed Eleuterio Rodolfi, il regista britannico Paul S.W. Anderson (da non confondere con il quasi omonimo americano Paul Thomas Anderson) ha ripreso in mano la molto cinematografata catastrofe cagionata dal Vesuvio, magari anche per far dimenticare la sua noiosa versione dei “Tre moschettieri”.
Il film, vedibile anche in 3D, porta come sottotitolo “La fine di un mondo. L’inizio di una leggenda”. E forse c’è del vero, anche se per l’ex ministro ai Beni culturali Sandro Bondi, sfortunato come pochi, probabilmente Pompei, causa pioggia e frane, fu l’inizio della caduta politica. In ogni caso sullo schermo Anderson va veloce, senza preoccuparsi troppo della verosimiglianza storica pur assai rivendicata, puntando al pubblico giovane: neanche 100 minuti, molti duelli e sfracelli, poco sesso, semmai un alone romantico, appunto alla “Titanic”, che confluisce nel finalissimo con bacio mentre l’Apocalisse incede oscurando il cielo, cristallizzando statue umane.

Girato con soldi perlopiù tedeschi e distribuito da 01-Raicinema, “Pompei” la prende alla lontana, secondo le convenzioni del genere, portandoci nell’incipit dalle parti del Vallo di Adriano, dove il feroce senatore romano Quinto Attio Corvo, cioè Kiefer Sutherland, reprime la ribellione dei Celti massacrando tutti. Nascosto tra i cadaveri, si salva il piccolo Milo, che qualche anno dopo diventerà a Londinium, cioè Londra, una star gladiatoria col fisicaccio tornito e lo sguardo fiero di Kit Harington. Troppo bravo per battersi nella provincia dell’Impero, così eccolo spedito in catene giù a Pompei, che per Anderson era «una sorta di Las Vegas dell’antichità» (parole sue), dove potrà rendere molti più sesterzi al suo padrone ciccione. Per strada lo schiavo-guerriero soccorre e pietosamente uccide un cavallo azzoppato, guadagnandosi l’amorosa riconoscenza della dolce aristocratica Cassia, ossia Emily Browning, che sta tornando a Pompei dai suoi ricchi genitori dopo una brutta esperienza romana, guarda caso col senatore di cui sopra. L’idea è di far combattere Milo con l’altra star dell’arena pompeiana, il nero Attico incarnato da Adewale Akinnoye-Agbaje, un gigantesco veterano in attesa di essere liberato. Ma il Vesuvio dà segni di nervosismo, c’è qualcosa di caldo nell’aria, e forse le due “vedette” circensi destinate a uccidersi per la gioia del popolo assetato di sangue non hanno poi così tanta voglia di dare spettacolo…
Un consiglio? Dimenticare il Mozart del “Flauto Magico” e i Pink Floyd di “Live at Pompei”. Anderson costruisce attorno all’amore tribolato tra l’eroico Milo e la proba Cassia un tripudio di battaglie, sgozzamenti, cavalcate, infiocinate e fughe con le bighe. L’effetto è prevedibile ma non tedioso, mancano i nudi generosi e gli amplessi bollenti delle serie tv, in compenso le battute di dialogo sono tonanti e Kiefer Sutherland, stanco di salvare il mondo facendo Jack Bauer nelle diverse stagioni di “24”, cesella il suo vizioso politico senza scrupoli con l’aria di chi si sta divertendo un mondo. Prima che il mondo finisca…

Michele Anselmi

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