EU 013 – L’ultima frontiera: l’ergastolo bianco della libertà

Per la prima volta nel 2013, il Ministero dell’Interno ha concesso il permesso di riprendere ciò che accade all’interno dei Centri di Identificazione ed Espulsione (C.i.e.) rimasti sino ad allora avvolti nel silenzio mediatico.  Ideato e realizzato con Raffaella Cosentino, il documentario EU 013 – L’ultima frontiera, del reporter Alessio Genovese, traccia quella linea di confine tra il territorio e l’Identità in continua ridefinizione nel mondo globalizzato. La libera circolazione e la libertà di sentirsi cittadino del mondo rimane ancora un’utopia nel cosiddetto “spazio Schengen”, vale a dire in quegli stati europei (inizialmente Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi) che nel 1985 firmarono il trattato per abbattere le frontiere, agevolando così una libera circolazione di merci, servizi, capitale, persone, con intenti prettamente economici. Le politiche rivolte alla gestione dell’immigrazione, nell’idea del nuovo sistema di integrazione europea,  furono pertanto solo un’esigenza conseguente, necessaria a mantenere il controllo degli accessi  e a non alterare gli equilibri fra gli Stati membri, nel tempo aumentati.

Tutti i cittadini stranieri che intendono venire in Italia devono esibire alle frontiere la prevista documentazione che giustifichi la motivazione e la durata del soggiorno previsto, nonché, nei casi previsti, la disponibilità di adeguati mezzi finanziari e le condizioni di alloggio. In taluni casi dovranno essere muniti anche di visto. Quest’ultimo può essere richiesto presso le rappresentanze Diplomatiche e Consolari nel Paese di residenza”.

Ma, mentre per le merci le barriere doganali sembrano esser quasi invisibili, per le persone, giunte nella zona Schengen, inizia un calvario senza fine, dove la libertà e i diritti umani non hanno alcun valore.  Migliaia sono coloro che finiscono nei blindatissimi Centri, rinchiusi giusto il tempo di essere identificati e, invece, trattenuti anche per un anno e mezzo senza una ragione ben definita. Una vera e propria galera, lager del mondo globalizzato, per una guerra contro i poveri. Documenti al posto della vita, numeri al posto dei nomi, mentre un uomo in cerca di libertà ci ricorda che la storia è fatta per essere ricordata, non per essere rivissuta.

Patrizia Miglietta

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