La danza del ventre in The Barefooot Princess: storia di femminilità, cultura e libertà

Giunge in Italia il documentario indipendente The Barefoot Princess di Samantha Cito e Simona Cocozza , prodotto da GialloMare Film. Presentato con successo in anteprima mondiale al VII Festival Internazionale di Granada “Cines del Sur” nel 2013, sarà in programma il 7 marzo a Napoli per la Rassegna AstraDoc e l’8 marzo in doppia proiezione al Kino di Roma.

Dopo un affascinante viaggio durato più di mezzo secolo, tra Asia, Africa e Europa, Kamellia è oggi la prima danzatrice del ventre dell’Estremo Oriente diventata una star nei Paesi Arabi tra il 1980 e il 1990. L’opera presentata non è solo la biografia di una donna, ma è anche la storia della tenacia e della forza interiore di un’artista che con la danza si è riappropriata della propria femminilità ed è riuscita a sottrarsi a un destino segnato da sofferenze e sottomissioni. Il corpo e l’energia interiore sono l’arma vincente, la linfa vitale per ribellarsi nel modo più pacifico e spirituale alle sofferenze di una vita predestinata, fatta di discriminazioni, umiliazioni e conflitti interiori che divorano l’animo umano represso.

Il film girato in Giappone, Corea del Sud e Francia, per seguire i viaggi dell’artista, è uno di quei documentari che si vorrebbe vedere più volte per cogliere maggiori dettagli. Lo sguardo attento e raffinato delle autrici, nel lungo e itinerante lavoro, oltrepassa quella linea prettamente narrativa e, attraverso i ricordi famigliari di Kamellia, approda ad una visione ravvicinata delle differenze culturali tra Oriente e Occidente negli anni Cinquanta, ponendo attenzione ai rituali e al trascorso dei coreani oltraggiati e discriminati dal popolo giapponese. Colpisce l’umiltà di Kamellia nel farsi ritrarre nella vita privata in modo tanto carismatico quanto semplice nonostante abbia raggiunto il più alto prestigio e la riconoscenza artistica in ogni angolo del mondo. La bellezza visiva esplode nel gioco di colori, suoni, immagini, emozioni, paesaggi e tradizioni, in un mix davvero armonioso. Proprio nel mese in cui si ricordano le lotte della donna per le pari opportunità, le autrici si augurano che la visione sia “un messaggio di speranza” e che il coraggio della “Principessa della danza Orientale” sia di esempio per le future generazioni, per tutti quei giovani in cerca di se stessi e della libertà.

Patrizia Miglietta

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