La mossa del pinguino. Amendola regista: tra Full Monty e Palle al balzo

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Il curling, sport nato in Scozia secoli fa, desta da sempre vaste ironie. Si può capire quindi perché Claudio Amendola, per il suo debutto alla regia, abbia pensato al bizzarro sport su ghiaccio (leggere scheda in fondo) per realizzare questa sorta di “Full Monty” nostrano. Formula è rischiosa. Perché il film inglese, memorabile, comico e amaro insieme, aveva più denso spessore, a partire dalla composizione dei personaggi, dal tema buffo, dal retrogusto amarissimo sulla disoccupazione operaia a Sheffield, la città di Joe Cocker.
Ma diamo per buono il paragone. Amendola, molto noto in tv e un po’ dimenticato dal cinema, punta da regista su una commedia a sfondo sociale che usa lo sport scozzese come innesco paradossale. Del resto, il contrasto tra poveri cristi sfigati e sport buffi non è una novità al cinema. Basti pensare a “Cool Runnings. Quattro sotto zero” (giamaicani che praticano il bob a quattro), a “Palle al balzo. Dodgeball” (americani che si fanno bersagliare di colpi), a “Machan” (cingalesi che si fingono Nazionale della palla a mano per fuggire dallo Sri Lanka). Qui accade qualcosa del genere. Bruno, «l’uomo più velleitario, includente, superficiale, distratto, illuso e sognatore che abbia mai conosciuto in vita mia», si mette in testa di partecipare alle Olimpiadi invernali del 2006 a Torino mettendo insieme una squadra, appunto, di curling. Perché il curling? Non la pratica quasi nessuno, nel Lazio non esiste nemmeno una squadra, così sarà più facile proporsi per le prove in vista del torneo.
Lo sport si gioca sul ghiaccio, è quanto di più lontano dal mondo popolare romano al quale si fa riferimento. Il contrasto serve appunto a favorire il paradosso. Preso da quel sogno, il sogno di uscire dalla routine e fare qualcosa di personale, l’uomo delle pulizie Bruno convince l’amico del cuore e “collega” Salvatore, il biscazziere con parrucchino Neno e l’odiato vigile in pensione Ottavio per realizzare quel sogno di riscossa.
Naturalmente il film, partendo dall’oggi in chiave di flash-back, ricostruisce quanto avvenne nel 2006, e insieme descrive un mondo popolare, un’Italia che già allora faticava ad arrivare alla fine del mese.
Bruno è un pasticcione, del resto. Si fa derubare della caparra per la casa nuova, spende in attrezzatura per il curling i 4.000 euro risparmiati dalla moglie Eva per far studiare il figlio Yuri, perde pure il lavoro al museo, finisce a lavorare presso un meccanico dando impegno l’amato Vespone rosso. Un disastro di uomo, ma animato da una volontà di ferro che ne fa un “eroe” stralunato e simpatico. E intanto assistiamo, mentre si forma la scombiccherata squadra, alle contorsioni umane dei personaggi: Bruno viene mollato da Eva, Salvatore vede il padre malato da demenza senile buttarsi dalla finestra, Neno si vanta di essere un mago del biliardo e dà ripetizioni a tizi squattrinati, Ottavia custodisce un doloroso segreto matrimoniale negandosi alla corte di una bella vicina vedova.
Alla fine, dopo varie vicissitudini, la squadra si forma e parte per Pinerolo dove affronterà la sfida cruciale perdendo 47 a 1. Ma quell’unico punto sarà segnato usando, appunto, “la mossa del pinguino” consigliata da Yuri a Bruno. Lasciarsi scivolare sul ghiaccio invece di porre resistenza per accompagnare la “stone” di granito che pesa 20 chili… Succedeva con “la mossa della gru” anche in “Karaté Kid”.

L’idea è carina, ma siamo un po’ dalle parti dei “Cesaroni”. Nel senso che il copione firmato a otto mani, indulge a un certo colore dialettale che rischia di prendere il sopravvento. Va benissimo. Il sorriso viene proprio dallo scontro tra l’estrazione sociale dei personaggi e lo sport anglosassone. Tuttavia, benché Amendola regista sfoderi un registro amarognolo e un po’ blues, manca appunto la profondità di “Full Monty”. Lo spogliarello maschile era uno spunto quasi surreale, comico rispetto ai fisici degli operai coinvolti, ma veniva condotto sul filo di una commedia agra sui temi della disoccupazione e della ristrutturazione operaia in quelle zone industriali.
In “La mossa del pinguino” tutto è un po’ annacquato, e anche il balletto dei quattro sul ghiaccio sa di già visto. Come il resto: la moglie che si infuria ma poi perdona Bruno afferrando il senso del suo sogno contro la mediocrità dell’esistenza, gli amici che lo vogliono in squadra, la piccola vittoria simbolica nella sconfitta patita. Però sono azzeccati i riferimenti a “Rocky” e a “Momenti di gloria”, e naturalmente si ricordano certe battute di sapore metaforico-sportivo, come quando lo spaccone Neno consiglia al “nemico giurato” Ottavio: «Nella vita non si può solo “sbocciare”, devi anche “accostare”». Le bocce per parlare della vita, insomma.
Bruno, Salvatore, Neno e Ottavio sono interpretati rispettivamente, con affettuosa partecipazione, da Edoardo Leo, Ricky Memphis, Antonello Fassari ed Ennio Fantastichini; la moglie è Francesca Inaudi. In amicizia appaiono Sergio Fiorentini e Rita Savagnone, grande doppiatrice e madre nella vita di Amendola.

Michele Anselmi

Da Wikipedia. Il curling è giocato da due squadre di quattro componenti ciascuna. I giocatori sono definiti a seconda dell’ordine di lancio: il primo è il lead, seguito dal second (secondo), dal third (terzo) ed infine dallo skip, che lancia per ultimo ed è il capitano della squadra. Una partita consiste generalmente in dieci mani (end). Ad ogni mano tutti i giocatori lanciano a turno due stones, alternando i componenti delle squadre. Mentre i primi tre giocatori lanciano le stone, lo skip rimane nella zona della casa per coordinare le strategie di lancio. Quando tocca a lui lanciare questa funzione è ricoperta dal terzo detto viceskip. Per lanciare una stone il giocatore usa la staffa per darsi una spinta e scivolare verso la hog line. Prima di raggiungere la linea il giocatore deve rilasciare la stone. Se la stone non riesce a superare la hog line più lontana, o supera la back line, viene tolta dal gioco. Lo scopo è di bocciare le stones avversarie e di piazzare le proprie vicino al tee. I giocatori che non stanno lanciando effettuano lo sweeping, scopamento (o spazzolamento), cercano di indirizzare la stone verso il punto indicato dal capo squadra spazzolando il ghiaccio immediatamente davanti alla stone in movimento con delle scope: il calore generato dallo spazzamento causa un momentaneo scioglimento di una parte del ghiaccio, dal che segue una diminuzione dell’attrito e pertanto una diminuzione della decelerazione della stone, mentre la traiettoria della pietra diventa più rettilinea. Inoltre le scope possono essere utilizzate per pulire il ghiaccio dai frammenti (debris) che si vengono a creare sulla pista di gioco. In base ad una serie di test eseguiti al Politecnico di Zurigo è stato calcolato che lo spazzolamento può prolungare la traiettoria fino a 3,15 metri.

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