Supercondriaco: Dany Boon si mette a nudo

Cosa accade alla vita di una persona quando l’ipocondria raggiunge livelli talmente elevati da limitarla persino nell’aprire una porta o nel prendere un autobus? Romain Faubert (Dany Boon), fotografo per un dizionario medico online, lo sa bene, terrorizzato com’è dall’idea di venire contagiato da qualche malattia incurabile. Il suo medico, Dimitri Zvenka (Kad Merad), non ne può più e, esasperato dalla costante e ingombrante presenza, pensa che l’unica possibilità di salvezza per entrambi sia che Romain conosca una donna, ponendo così fine alla sua ormai prolungata scapolaggine. Benché il dottor Zvenka tenti di aiutarlo in tutti i modi, Romain è davvero un caso disperato, finché un giorno il destino non gli farà incontrare Anna (Alice Pol). Incredibilmente, la donna sembra ricambiare i sentimenti del povero Romain, peccato però che il suo coinvolgimento sia frutto di un equivoco, incoraggiato dallo stesso Romain, che avrà presto risvolti inaspettati e, soprattutto, rischiosi.

Supercondriaco nasce dalla penna di Dany Boon, ispirato in questa nuova impresa dalle sue innumerevoli nevrosi. Girare questo film ha significato per lui un modo per esorcizzare le sue manie attraverso l’autoironia: “Più una storia è sincera e personale, più la commedia sarà efficace e ci si potrà spingere oltre esplorando il delirio e la follia”. Vincente il ritorno della coppia Boon – Merad, resa celebre da Giù al nord: i due riescono davvero a far sorridere anche solo dalle occhiate complici che si scambiano. Da non dimenticare, inoltre, la frizzante interpretazione di Alice Pol (Anna), personaggio idealista e legato alle sue origini tanto da mettere a repentaglio il suo stesso matrimonio. Se da un lato c’è da considerare la capacità di passare con estrema facilità da una scena romantica a una d’azione senza che lo spettatore perda il filo del “discorso”, dall’altro, l’eccessiva comicità può rendere a tratti la lettura ridicola, pur lanciando temi di attualità, come quello legato all’appartenenza sociale o all’identità individuale. Ciò che ne viene fuori, alla fine, è una commedia con un pizzico di sale, tutta basata sulla battuta pronta e su un personaggio, Romain, a tratti surreale, con il rischio a volte di diventare poco credibile.

Stefania Scianni

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