Amici come noi. Pio & Amedeo come Ficarra & Picone?

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “Cinemonitor”

Vabbè, sarà solo una battuta, ma fa una certa impressione. In “Amici come noi”, la commedia strampalata che segna il debutto al cinema dei comici Pio & Amedeo, si sente dire a proposito del Milan: «Galliani non conta più un cazzo». Fa impressione perché il film è prodotto da Taodue, cioè un pezzo pregiato di Mediaset, nonché distribuito da Medusa. Adriano Galliani ha una storia personale di amicizia e collaborazione non solo sportiva con Berlusconi, infatti qualcuno ha storto il naso, nel Biscione e dintorni, di fronte allo sghignazzo impertinente che echeggia addirittura nelle sale del ristorante “Giannino”, storico covo-rifugio di milanisti doc, tra i quali il vicepresidente oggi di nuovo ai ferri corti col Cavaliere di Arcore.
Del resto, Pio & Amedeo, al secolo Pio D’Antini e Amedeo Grieco, foggiani doc, entrambi classe 1983, vengono da “Le Iene”. Sono loro ad aver tirato un mirabile scherzo a Paolo Sorrentino dopo avergli fatto credere che Leonardo DiCaprio volesse incontrarlo; sono loro ad aver accompagnato Vladimir Luxuria a Sochi; sono loro, con la rubrica “Ultras dei vip”, a sfottere la presunta filosofia dei “morti di fama”. Pietro Valsecchi, luciferino titolare di Taodue, deve aver pensato che valesse la pena di estrarli dal mazzo. L’uomo è scaltro, dotato di fiuto. Ha lanciato al cinema Checco Zalone, facendo subito centro, sino all’exploit di “Sole a catinelle”, coi suoi 52 milioni di euro; ha fatto ottimi incassi con “I Soliti Idioti”, specie col primo dei due film; e adesso, archiviato il cinema d’autore tipo “Un eroe borghese”, insiste col filone comico di estrazione tv. Siccome le sta azzeccando tutte, almeno sul piano del box-office, alla fine nessuno s’è dissociato più di tanto dalla battutaccia su Galliani.
«I comici o sono veri comici e fanno ridere o non sono. Pio & Amedeo lo sono. Io li vedo come due tamarroidi perfetti per un pubblico tamarro che ancora c’è» teorizza il produttore. “Amici come noi”, diretto da Enrico Lando, esce il 20 marzo in 430 copie, con l’ambizione di far subito presa sulla larga platea giovanile che segue “Le Iene” e ascolta le canzoni dei Modà. Infatti il frontman Kekko appare in partecipazione speciale, vestito da prete, intonando “La notte” nell’immancabile balletto finale in stile “Blues Brothers” o “The Millionaire”, fate voi.
Funzionerà l’operazione? Ogni tanto il cinema si ributta sui comici da piccolo schermo. Bisogna aver naso, innanzitutto; e saper sfruttare la verve farsesca distaccandosi con parsimonia dalle macchiette televisive. All’epoca di “Quelli della notte” provarono praticamente tutti a capitalizzare il successo televisivo: da Arbore a Ferrini, da De Crescenzo a Pazzaglia, da Luotto a Frassica, con risultati sempre deludenti. Solo Benigni, più tardi, fece il botto, ma era appunto Benigni. Qualcosa del genere è successo con Zalone: l’eclettico comico-imitatore-musicista ha usato “Zelig” come trampolino per escogitare al cinema, sotto il controllo tirannico di Valsecchi, altre storie, altri personaggi.
Difficile che Pio & Amedeo facciano il bis, ma il duo è popolare, ruspante, ben assortito, piace a pubblici diversi e sfrutta la “pugliesità” sempre in voga. «Fuggi da Foggia / non per Foggia ma per i foggiani» dice il detto popolare ripreso in chiave rap. E infatti i due giovanotti, titolari di una sgangherata agenzia di pompe funebri chiamata “Hai l’under”, da “Highlander”, intraprende un viaggio che li porterà prima a Roma, poi a Milano e infine ad Amsterdam. Terruncielli e vitali, i due sono amici per la pelle, ma gli affari vanno maluccio. L’erotomane Amedeo ha chiesto soldi a strozzo; il saggio Pio ha scoperto a pochi giorni dalle nozze che la futura moglie Rosa l’ha tradito con un altro, finendo di spalle su un video osé visto da tutti in città. Tra sfarzose feste romane, meneghine disavventure in salsa milanista e olandesi “ragazze in vetrina”, i due sembrano proprio, anche nella dinamica di coppia, la replica di Ficarra & Picone, con una punta di Zalone.
Si affidano al paradosso i due: «Erano avanzati un po’ di soldi del catering di Zalone, così Valsecchi ha deciso di usarli per il nostro film. Poi, sapete, Checco aveva bisogno di un po’ di visibilità e tra pugliesi ci si dà una mano». Ricolmo di allusioni ma più goliardico che triviale, “Amici come noi” gioca con l’omosessualità, la morte, un certo Cafonal capitolino, gli effetti allucinogeni delle droghe e il colore pugliese. Tutto già visto, più o meno. Al resto provvede la promozione capillare. «L’ufficio stampa ci manda dappertutto. Domenica saremo anche all’Angelus» celia Amedeo, strappando il sorriso dei giornalisti sparsi tra la claque foggiana.

Michele Anselmi

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