Still Walking. Kore-eda Hirokazu prima di Father and Son

Nelle sale italiane si proietta il bel Father and Son (leggi la recensione di Michele Anselmi), pellicola del giapponese Kore-eda Hirokazu che nel 2013 ha ricevuto importanti riconoscimenti tra i quali il Premio della Giuria al 66/mo Festival di Cannes. E la DreamWorks ne ha acquistato i diritti per un remake dopo che il film ha attirato l’attenzione dello stesso Spielberg proprio sulla Croisette. Vale allora la pena ricordare uno dei lavori precedenti del regista, presentato a Torino nel 2008 e ancora senza distribuzione italiana: Aruitemo aruitemo (Still Walking) una sorta di nipponica “stanza del figlio”.

Siamo in un giorno d’estate e la famiglia Yokoyama si riunisce per commemorare la tragica morte del figlio maggiore, scomparso quindici anni prima durante il tentativo di salvare un bambino che stava annegando. Niente è mutato nella spaziosa dimora dei genitori, consolante e accogliente come la festa preparata dall’anziana madre per figli e nipoti. Eppure, nel corso degli anni, ognuno dei membri della famiglia è impercettibilmente cambiato… Con un pizzico di umorismo, delicatezza e malinconia, il regista Kore-eda Hirokazu mostra in Aruitemo aruitemo un interno borghese, legami d’amore che uniscono, risentimenti e segreti che dividono. Abe Hiroshi è Ryota, il figlio minore, messo costantemente dal padre di fronte all’ineguagliabile esempio di Junpei, il figlio maggiore scomparso. Harada Yoshio è il vecchio padre, rigido medico in pensione, che considera Ryota un fallito. Il film si apre con il ritorno a casa di Ryota insieme alla sua nuova compagna, una vedova, e al figlio di lei, ad attenderli l’anziana madre con la figlia Chinami (interpretata da You, amata attrice giapponese) anche lei giunta con la famiglia.

La pellicola di Kore-eda, in parte autobiografica – il rimpianto per i genitori scomparsi e trascurati quando erano in vita è il filo che sembra guidarla – omaggia i maestri del cinema nipponico e soprattutto il grande Yasujiro Ozu. È un paesaggio dell’anima intenso e commovente. Il battito d’ali di una farfalla, lieve come il soffio della morte.

Francesca Bani

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