Mr. Morgan. Un ultimo amore troppo stucchevole

Non potevo che prendermela con me stesso. Sapevo molto bene ciò che rischiavo, consegnandomi alla giovinezza di una sconosciuta. Sapevo bene quanto anche la minima attenzione per un uomo della mia età possa essere fatale. L’indifferenza uccide poco a poco, ma la dolcezza è assassina“. Françoise Dorner

Tratto dal romanzo La Douceur Assassine di Françoise Dorner, Mr. Morgan trova il suo incipit in una morte violenta: l’anziana sposa si arrende al destino cedendo le armi al cancro. Un’ultima morte ancora, prima dei titoli di coda, anch’essa fuori campo. Il film mira ad essere ciò che non riesce a divenire: canto struggente di interrogativi, domande e risposte di vita e di morte sì che possiamo solo intravedere il tentativo, maldestro, di dare un volto e un’anima alla depressione.

Parigi. L’ottantenne americano Matthew Morgan (Michael Caine) è vedovo da poco. L’uomo è perso, sfibrato nel profondo. Ad accopagnarlo per strada non bastone, ma chiacchiericcio testardo di pensieri suicidi. Un giorno, sull’autobus, Matthew incontra Pauline (Clémence Poésy): francesina giovane, luminosa, ballerina di cha cha cha. La ragazza appare perfetta a riaprire porte e finestre della vecchia casa al mare di sua moglie. Le due donne sembrano inondare le stanze della medesima luce. Per Mr. Morgan non si tratta dell’ultimo guizzo sessuale in età senile e i protagonisti non conosceranno l’amore sensuale, ma ciò che conduce due esseri umani soli e lungamente sperduti a ritrovare famiglia e calore.

Le riprese, che siano lungo le strade parigine o su una vecchia barca a remi persa in un lago, possono contare su una fotografia magistrale (Michael Bertl) che col procedere della narrazione si fa scrittura di luce/ambientazione di una svolta che abbraccia protagonisti (parole e personaggi) unidimensionali, privi di sostanza. E se l’accostamento vecchio-giovane può riportare alla memoria una tra le più belle storie d’amore mai raccontate dal cinema (Hal Hashby, il “suo” Harold e la “sua” Maude) beh, mettetevi l’animo in pace. Preparatevi a sopportare una pellicola che ruota invano su se stessa, lenta, di contenuti banali e stucchevoli: i dialoghi tra protagonisti brillano per pressapochismo. Nulla riesce a rianimarla, nemmeno l’impegno di un mattatore come Caine. Quando si tenta di sforzare le corde del cuore evocando maldestramente i personaggi di un libro non c’è nulla da fare: a saltare all’occhio sono anime fragili di cartapesta tutte ugualmente odiose e prive della più totale empatia.

Chiara Roggino

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