L’Italia in gara a Cannes 2014 con Le meraviglie (saranno vere?)

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Meno male. Non per vuota retorica cine-patriottica, ma sarebbe suonato come uno sberleffo: il manifesto di Cannes 2014 con la faccia sorniona e seduttiva di Marcello Mastroianni, presa da “8 ½”, e poi neanche un film italiano in concorso. In effetti così sembrava fino all’ultimo, ma poi il direttore Thierry Frémaux ha tirato fuori dal cappello “Le meraviglie” di Alice Rohrwacher, sorella di Alba e già regista del pregevole “Corpo celeste”: una coproduzione italo-franco-tedesca con cast misto e Monica Bellucci tra le protagoniste (distribuisce in Italia la Bim).
Ha subito commentato la cineasta 33enne: «Che gioia essere in concorso a Cannes. Speravo di esserci, mi era stato detto che c’erano buone possibilità ma pensavo a sezioni come Un certain regard o la Quinzaine, mai alla gara principale. Non ho saputo niente fino all’ultimo. Non ho smesso di piangere, ma sono proprio felice, anche se adesso comincio a sentire il peso della responsabilità». Gioisce pure Asia Argento, che porta da regista a Un certain regard il suo “Incompresa”, vagamente autobiografico e ambientato nei primi anni Ottanta, protagonisti Charlotte Gainsbourg, Gabriel Garko e la piccola Giulia Salerno di nove anni (altra coproduzione con la Francia, non a caso).
Insomma non è andata male, almeno sulla carta: anche se l’anno scorso “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, unico film tricolore in gara, fu allegramente snobbato dal presidente di giuria Steven Spielberg, salvo poi rifarsi con tutti i premi possibili, arrivando fino all’Oscar. Magari Jane Campion, chiamata a presiedere la giuria 21 anni dopo la Palma d’oro conquistata con “Lezioni di piano”, avrà un occhio più clemente verso l’Italia, come già dimostrò a Venezia 1997 premiando a sorpresa “Ovosodo” di Paolo Virzì.
“Le meraviglie”, titolo rischioso, racconta quanto segue, almeno a scorrere la sinossi ufficiale: «L’estate di quattro sorelle capeggiate da Gelsomina, la primogenita (Alba Rohrwacher), erede del piccolo e strano regno che suo padre ha costruito per proteggere la sua famiglia dal mondo “che sta per finire”. È un’estate straordinaria, in cui le regole che tengono insieme la famiglia si allentano: da una parte l’arrivo nella loro casa di Martin, un ragazzo tedesco in rieducazione, dall’altro l’incursione nel territorio di un concorso televisivo a premi, “Il paese delle Meraviglie”, condotto dalla fata bianca Milly Catena».
Potrebbe essere tutto o niente, vedremo. Di sicuro Frémaux ha dovuto fare i conti con una compagine italiana non proprio affollata di proposte da concorso. “La buca” di Daniele Ciprì, “Il giovane favoloso” di Mario Martone e “Il ragazzo invisibile” di Gabriele Salvatores li troveremo probabilmente a Venezia, sistemati variamente, sempre che Nanni Moretti non riesca a terminare il tempo il suo “Mia madre”, ma pare difficile. Mentre i nostri Leonardo Di Costanzo e Vincenzo Marra saranno comunque sulla Croisette, essendo tra gli autori del film collettivo “Le ponts di Sarajevo” selezionato per Un Certain Regard.
Quanto al Festival vero e proprio, in programma dal 14 al 25 maggio, i nomi di peso ci sono, come sempre. Stavolta, con due registe in gara, l’italiana Alice Rohrwacher appunto con “Le meraviglie” e la giapponese Naomi Kawase con “Futatsume no mado”, non dovrebbe riaccendersi la querelle sulla scarsa presenza femminile.
Si parte, fuori concorso, con l’atteso e già discusso “Grace di Monaco” di Olivier Dahan, protagonista Nicole Kidman, e il versante mondano è assicurato, nonostante l’assenza polemica della famiglia reale. Diciotto, salvo aggiunte dell’ultimo momento, i titoli in competizione, tra i quali spicca, a sorpresa, “Adieu au language” del venerato maestro Jean-Luc Godard, per il quale già si preparano tappeti rossi e mozioni d’affetto cinefilo. Nel mazzo i soliti noti che ogni festival si guarderebbe bene dal non pigliare: David Cronenberg con “Maps of the Stars”, i fratelli Dardenne con “Deux jours, une nuit”, Olivier Assayas con “Sils Maria”, il turco Nuri Bilge Ceylan con “Sommeil d’hiver”, Xavier Dolan con “Mommy”, il redivivo Atom Agoyan con “Captives”, soprattutto il francese Michel Hazanavicious, quello di “The Artist”, col nuovo e anglofono “The Search”. Classica e robusta la formazione britannica, con Mike Leigh e Ken Loach, rispettivamente autori di “Mr. Turner” e “Jimmy’s Hall”; mentre dagli Usa arrivano “Foxcatcher” di Bennett Miller e “The Homesman” dell’attore-regista Tommy Lee Jones.
C’è da augurarsi che il sorriso enigmatico di Mastroianni, recuperato per l’affiche ufficiale, ci porti fortuna. Sennò? Fa niente.

Michele Anselmi

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