Le formiche della città morta. Roma e i suoi ragazzi perduti

Roma, 2012. Una giornata come tante nella vita di Simon Pietro, giovane aspirante rapper, eroinomane e spacciatore alla deriva, disperato, disoccupato e con un grosso debito nei confronti del violento Alfio. Fra i ricordi di una vita passata e gli amori perduti, lo spaccio e il consumo di droga, attorno a lui gravita un microcosmo di personaggi, smarriti tra le vie di una città cruda e decadente. L’esordio registico di Simone Bartolini, Le formiche della città morta, è soprattutto uno spaccato della Capitale e della sua periferia, della vita di strada, dei movimenti underground e dei loro frequentatori.

Molte ingenuità ma desiderio di emergere, Bartolini, classe 1984, realizza quasi un corto dilatato. Con uno stile moderno, documentaristico, e un approccio che ricorda alcune pellicole di genere, Christiane F – Noi Ragazzi dello Zoo di Berlino e Amore Tossico, testimonia come l’eroina sia oggi più che mai diffusa. A basso costo, complice la crisi, ignorata dalla stampa, il suo mercato fiorisce e le braccia dei giovanissimi segnate dagli aghi ne sono la prova. Il regista segue i passi di Simon Pietro, lo accompagna nella sua spirale autodistruttiva, uno sguardo intenso il suo, senza falsi moralismi. La colonna sonora spazia dal rock dei Tiromancino al goth dei Prescription Pills, dall’elettronica degli Automatofonic al metal degli In Cold Blood… Ma è soprattutto l’hip hop a farla da padrone con brani di Quarto Blocco, Achille Lauro e il rap dei Noyz Narcos e Chicoria. Hip hop a sottolineare le scene che ossessive si ripetono, comprare e vendere roba, trovare soldi e farsi. Solitudini e angosce. Dialoghi secchi e immediati. Bravissimo il protagonista, Simon Pietro Manzari.

Al Nuovo Cinema Aquila fino al 21 maggio.

Francesca Bani

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